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Chiese giapponesi
patrimonio dell'umanità dell'Unesco

L’Unesco ha aggiunto dodici siti tra i patrimoni dell’umanità nel Giappone sudoccidentale, dove nel periodo Edo i primi cristiani, impegnati nell’annuncio del Vangelo, vennero perseguitati. I siti includono la cattedrale di Oura di Nagasaki, la più antica del paese (già designata patrimonio nazionale) e il villaggio di Sakitsu, nella prefettura di Kumamoto, dove i cristiani professarono la loro fede segretamente tra il 1603 e il 1868, sotto il dominio dello shogunato Tokugawa. 

Il riconoscimento dell’Unesco segue la richiesta inoltrata per la prima volta nella storia dal governo giapponese che, il 17 settembre 2014 aveva deciso di candidare formalmente, come capolavori del patrimonio artistico dell’umanità, il cosiddetto “Gruppo di chiese di Nagasaki e luoghi storici legati al cristianesimo”. Come spiegò allora il viceministro della cultura, Arimatsu Ikuko, la candidatura è stata motivata considerando il fatto che «i siti prescelti sono luoghi dove il cristianesimo si è diffuso nel xvi secolo e presentano un indubbio valore universale oltre che storico, riferito al Giappone dell’era Meiji». Del resto come non ricordare il valore universale della cattedrale di Ooura, periferia sud di Nagasaki, teatro di quello che Pio ix, commosso dalla scoperta dei cristiani nascosti, chiamò «miracolo d’oriente»? La cattedrale venne dedicata ai ventisei santi martiri del Giappone, stranieri e nipponici, religiosi e laici, crocifissi sulla collina Nishizaka di Nagasaki nel febbraio 1597 su ordine di Toyotomi Hideyoshi e canonizzati da Pio ix nel 1862. Nel suo aspetto attuale in stile gotico, la chiesa risale al 1879 e rimane il primo edificio di struttura occidentale fatto costruire in Giappone dai missionari francesi delle Missioni estere di Parigi Louis Furet e Bernard Petitjean, futuro primo vescovo di Nagasaki (1866-1884).

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20 aprile 2019

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