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​Chiese chiuse
nello Sri Lanka

· Resta altissima l’allerta dopo la strage di Pasqua ·

Le chiese cattoliche dello Sri Lanka sono state chiuse e sono sospese tutte le funzioni liturgiche pubbliche fino a nuovo avviso. Lo ha annunciato un alto funzionario di Colombo, palesando i timori del governo sulla sicurezza nazionale dopo la strage di Pasqua. Così lo Sri Lanka si appresta a predisporre misure d’emergenza per contenere la lunga scia di sangue che domenica scorsa ha segnato le chiese cristiane di Sant’Antonio a Colombo e di San Sebastiano flagellato a Negombo, la chiesa protestante di Sion a Batticaloa e tre lussuosi hotel della capitale, causando la morte di almeno 359 persone e il ferimento di oltre 500.

In questi giorni gli agenti locali continuano a far brillare pacchi sospetti, come quello rinvenuto oggi nella discarica di Pugoda, a circa 30 chilometri dalla capitale. Secondo le disposizioni varate dal presidente Maithripala Sirisena, da lunedì scorso tutto il paese è in stato di emergenza per consentire alle autorità ampi margini di azione per la cattura e la detenzione dei sospettati. Tra ieri e oggi sono stati compiuti 16 nuovi arresti, per un totale di 75 persone da domenica, mentre per prevenire possibili attacchi dal cielo, sono stati banditi droni e aerei senza pilota. Nella capitale Colombo l’allerta rimane alta, poiché si sospetta la permanenza di altri stragisti pronti ad emulare un uomo e una coppia che, circondati dalla polizia locale poche ore dopo gli attentati, si sono fatti esplodere nei sobborghi di Dehiwala e Orugodawatta.

Continuano gli sforzi dei servizi di sicurezza per ricostruire l’identità degli attentatori. Per ora, il governo dello Sri Lanka ha dichiarato che sono nove gli attentatori suicidi entrati in azione domenica mattina, di cui otto identificati.

In diversi casi si tratta di uomini provenienti dalla classe media e dall’alta borghesia. Alcuni hanno studiato all’estero, seguendo un percorso simile a quello di molti altri giovani asiatici di buona famiglia. Secondo le autorità, tra gli stragisti vi sono anche due imprenditori e alcuni ragazzi legati ai movimenti politici d’opposizione.

Al momento, le autorità attribuiscono lo spargimento di sangue al gruppo jihadista locale, il National Tawhid Jamaat (Ntj), costola estremista del sedicente stato islamico (Is) che, in un video pubblicato online poche ore dopo l’attacco, ha rivendicato la responsabilità della strage definendola una rappresaglia al massacro di un mese fa nelle moschee neozelandesi di Christchurch. 

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18 agosto 2019

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