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Chiesa pellegrina nel cuore dell’Europa

· La cattedrale di Santiago de Compostela ricorda le visite di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ·

Il beato Giovanni Paolo II, il 9 novembre 1982, pronunciò nella cattedrale di Santiago de Compostela uno dei discorsi più emblematici del suo pontificato: quello noto come “atto europeista”, diventato punto di riferimento per riesaminare il presente e il futuro dell’Europa nelle sue origini e nella sua consapevolezza come spazio umano-culturale, e anche nel suo aspetto religioso. Quel giorno il Papa da Compostela chiese all’Europa di ritrovare se stessa e di ravvivare le sue radici. Questa idea, costantemente riaffermata nei più svariati interventi dell’attuale Pontefice, ha avuto un’eco particolare quando nella piazza dell’Obradoiro, con forza e con entusiasmo, Benedetto XVI ha lanciato un appello affinché la voce di Dio risuonasse nuovamente nel cuore dell’Europa.

Il Capitolo compostelano ha voluto ricordare questo anniversario affidando allo scultore galiziano José Molares (Nigrán-Pontevedra) la realizzazione in bronzo delle effigi dei due unici pontefici che finora si sono recati in pellegrinaggio al sepolcro dell’apostolo: appunto il beato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Si tratta di un’opera magnifica, di arte contemporanea, che arricchisce la basilica compostelana e non stona accanto alle altre opere dei secoli passati.

L’opera include la dedica Summi Romani Pontifices ad sepulcrum sancti Iacobi peregrini B. Ioannes Paulus II 9-XI-1982 – 19-VIII-1989 Benedictus XVI 6-XI-2010

Il testo è una chiara allusione al carattere di pellegrinaggio che le loro visite hanno avuto. Il pellegrinaggio a Santiago negli ultimi anni è inaspettatamente ritornato in auge, e nessuno mette in dubbio che la presenza dei due Pontefici in questa città gli abbia dato un impulso decisivo. Come aveva sottolineato il beato Giovanni Paolo II, il pellegrinaggio è un segno del nuovo millennio, soprattutto per le giovani generazioni. Perciò il pellegrinaggio, senza alcun dubbio, è diventato uno spazio privilegiato per la nuova evangelizzazione.

Così ha affermato il cardinale Angelo Sodano nell’Incontro europeo dei giovani a Santiago de Compostela l’8 agosto 1999: «La Chiesa e l’Europa sono due realtà intimamente unite nel loro essere e nel loro destino. Hanno camminato fianco a fianco per lunghi secoli e sono segnate dalla medesima storia. Nell’incontrarsi, si sono reciprocamente arricchite di valori che non soltanto sono l’anima della civiltà europea, ma formano altresì parte del patrimonio di tutta l’umanità. Per questo motivo, l’Europa non può abbandonare il cristianesimo come compagno di viaggio nel suo cammino verso il futuro, come un viandante non può abbandonare le proprie ragioni di vita e continuare ad andare avanti, senza cadere in una drammatica crisi».

Il pellegrino, in un momento del suo cammino, peregrina nel proprio intimo, poiché, a motivo della sua finitezza, e della sua precarietà radicale, l’uomo non coincide mai con se stesso, non gode di un pieno possesso di sé mediante l’autoconoscenza e l’azione libera e sovrana del proprio essere. Da qui il suo indispensabile viaggio verso il centro del proprio io, il cammino verso la conoscenza di sé dove deve scoprire limiti e accogliere chiamate e potenzialità personali che diventano mete da raggiungere, mentre percepisce una verità interiore tanto intima quanto trascendente, che stabilisce obiettivi e regole per il suo essere più intimo e personale. Così l’uomo è chiamato a camminare verso se stesso, a viaggiare dopo la sua unificazione personale, ordinando tutti i bagagli della sua intimità e della sua diversificata esperienza con la realtà esterna, per poter così trovare se stesso e accogliere la trascendenza, come anche ogni uomo e ogni donna, suoi compagni, fino a raggiungere la meta definitiva, che non è altro che la fede in Cristo, condivisa nell’Eucaristia.

Vorrei concludere, ancora una volta, con le parole illuminanti del beato Giovanni Paolo II, grande animatore del pellegrinaggio giacobeo: «Siamo stati eletti e chiamati a partire, e non siamo noi a stabilire la meta di questo cammino. A farlo sarà Colui che ci ha ordinato di partire: il Dio fedele, il Dio dell’Alleanza» (Alzatevi, andiamo!, Città del Vaticano - Milano, Libreria Editrice Vaticana - Arnoldo Mondadori Editore, 2004, pagina 155).

Per la comunità diocesana di Compostela, e per la Galizia, il cammino giacobeo è un dono e una responsabilità relativa alla testimonianza e all’offerta di alcuni valori umani, alla bellezza del mondo creato da Dio e ai valori soprannaturali della tradizione cristiana. Dalla torre di vedetta della fine del cammino, da Compostela, meta millenaria di speranze, luogo dell’incontro con un testimone illustre del Vangelo di Gesù Cristo, prendiamo coscienza di una nuova sfida per accogliere e assistere i pellegrini che giungono ogni anno in sempre maggior numero da ogni parte del mondo. Questi sono la testimonianza e il messaggio che ci hanno chiesto gli ultimi due Pontefici, così come sono plasmati nella scultura bronzea della cattedrale compostelana.

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