Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Salpati
per un viaggio triennale

· Chiesa, media e relazioni sociali in un convegno alla Cattolica di Milano ·

Le relazioni sociali al tempo dei personal media nella realtà ecclesiale italiana. Una equipe multidisciplinare è appena salpata a bordo di una nuova ricerca accademica. A sostenerla è l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che, in un convegno promosso in collaborazione con il Centro di Ateneo studi e ricerche sulla famiglia e il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia (Cremit), ne ha svelato ufficialmente l’itinerario. Un viaggio triennale per esplorare parrocchie, comunità pastorali e gruppi ecclesiali. Luoghi in cui si agisce «sulle relazioni e per le relazioni» e in contesti — sempre più rari nella società attuale — dove quotidianamente trovano spazio generazioni differenti, per esprimersi e confrontarsi. Una analisi che veleggia, per scelta, sul territorio. Per scoprire isole nelle quali i social e nuovi media vengono utilizzati come ponti per rigenerare i legami sociali o per intercettare esperienze estranee che, al contrario, galleggiano tra le maglie delle nuove tecnologie senza una adeguata àncora che li aiuti nel delicato quanto necessario processo di disambiguazione.

Ad abbrivare il seminario Legami sociali e stili comunicativi di comunità anche l’intervento di Pierpaolo Donati, professore Alma Mater di Sociologia presso l’Università degli Studi di Bologna che osserva una «ibridazione delle relazioni e delle identità sociali. La mediazione delle tecnologie tende a prendere il posto della comunicazione intersoggettiva. Le relazioni umane, per definizione di tipo analogico, diventando digitali e dunque astratte adottando un linguaggio e un codice simbolico che finiscono per interpretare e modificare il senso della realtà. Ibridazione — spiega Donati — intende che, anche per la trasmissione dei contenuti della fede, vi è un passaggio dalla cultura e linguaggio analogico a una digitale dove il significato può venire semplificato. Il linguaggio digitale è iconico e se utilizzato in maniera non argomentativa, non promuove una interpretazione da parte del soggetto. Per questo occorre una nuova alfabetizzazione digitale perché la sfida è di umanizzare la rete».
A fare da stella polare della rotta e prezioso miraglio, l’ultimo messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali i cui principi ispirano l’applicazione pratica dello studio universitario. «Tutto il tema del rapporto tra tecnologie e comunità è consegnato a un’oscillazione tra il like e l’amen, come il Messaggio del Santo Padre ci indica così chiaramente. Ovvero: da una parte la leggerezza del legame debole, dall’altra la definitività dell’adesione forte. Non è un problema di supporti, ma di intenzionalità, sottolinea Pier Cesare Rivoltella, professore di Didattica e Tecnologie dell’Istruzione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Sulla chiglia dell’indagine, un team di sociologi, psicologi, ricercatori della facoltà di pedagogia e del dipartimento di economia. Un investimento per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che la identifica come un «progetto di rilevante interesse per l’Ateneo». «Questo seminario è il primo momento riflessivo dell’indagine che ha introdotto una novità: legare le relazioni sociali interpersonali al livello della comunità» spiega la professoressa Lucia Boccacin direttrice della ricerca. «Perché diffusamente negli studi i media si ricollocano a livello individuale. Il tratto particolare di questo studio è nel verificare se sia vero che la società è così disconnessa mentre crediamo che le parrocchie siano ambiti dove sopravvivono le relazioni sociali interpersonali e che possano essere supportate dai media proprio per costruire appartenenza alla comunità».
È possibile anticipare un primo dato, ancorato a 3.350 educatori digitali che operano in ambito pastorale. «Abbiamo costruito un indice di capitale sociale. Chiedendo la fiducia generalizzata e allargata, in termini di reciprocità e collaborazione, che ripongono nei confronti della loro comunità ecclesiale. E abbiamo incrociato queste informazioni con la descrizione della rete di relazioni presente nella comunità ecclesiale locale del campione. Emerge che chi ha un basso capitale sociale descrive la comunità come poco connessa, chi ha un capitale sociale medio — sono la maggioranza — la tratteggia in modo abbastanza connesso e coloro che definiscono la presenza di un capitale sociale alto ritengono che la propria comunità sia complessivamente interconnessa. L’indice di capitale sociale è una specie di misura della generatività sociale: aumenta quanto più aumenta la rete di relazioni anche mediata tra le persone. Questo significa che più le persone sperimentano relazioni affidabili reciproche e collaborative più sono in grado di osservare le reti di relazioni esistenti nella loro comunità e dunque di valorizzarle».
Da un primo esame, dunque, a prua delle realtà ecclesiali locali analizzate, ormeggia una riserva di capitale sociale che, secondo i ricercatori, «se intercettata e messa a valore potrebbe avere preziose ricadute per migliorare la qualità della vita a livello di coesione sociale, grazie anche alle nuove tecnologie». La ricerca, come un ecoscandaglio, sembra aver già intercettato, sotto le onde delle relazioni sociali e gli oceani dell’ambiente mediale, un primo patrimonio di risorse latenti, pronte a virare nella direzione di fare ed essere comunità come «membra gli uni degli altri».

di Fabio Bolzetta

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE