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Da Guglielmo Marconi ai tweet papali

Il 12 dicembre 2012, Benedetto XVI pubblicava il suo primo tweet sull’account papale @Pontifex. Un piccolo gesto ma a suo modo storico. Per la prima volta, infatti, un Papa accettava in prima persona la sfida dell’evangelizzazione nei social media. Una sfida portata avanti, e con crescente successo, da Papa Francesco che ora è seguito sul suo account Twitter da oltre quaranta milioni di persone, in nove lingue. 

Cinque anni fa, accanto a Benedetto XVI, mentre twittava per la prima volta, erano presenti l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente dell’allora Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, e l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. In un’intervista, a cura di Alessandro Gisotti, pubblicata sul sito della Radio vaticana, l’arcivescovo Becciu, riandando con la memoria a quello storico momento, ricorda che Papa Benedetto era un pochino impacciato nel premere i tasti del tablet, ma nello stesso tempo gioioso di «potersi mettere in dialogo con i cibernauti, di far parte della nuova onda dei comunicatori moderni». Anche Papa Francesco, sebbene abbia affermato, anche con autoironia, di essere lontano dalle nuove tecnologie, è ben presente sui social media, tanto che ora non è solo su Twitter ma anche su Instagram. E ciò si spiega con il fatto, sottolinea l’arcivescovo Becciu, che Francesco è «cosciente di essere l’evangelizzatore, il primo missionario nel mondo». Di conseguenza per il Pontefice «vanno bene tutti gli strumenti che possono portare la sua parola evangelizzatrice». A conferma di ciò, il presule evidenzia che Francesco legge i tweet che deve pubblicare e li approva con grande entusiasmo. L’arcivescovo Becciu ricorda poi le recenti raccomandazioni del Pontefice a non abusare di questi strumenti di comunicazione, rilevando, al contempo, il dovere di avere «il coraggio e la saggezza» nel farne un uso costruttivo e «non nefasto». Il coraggio è necessario, evidenzia il presule, perché tali strumenti rappresentano una novità e quindi «bisogna sapersi “buttare” in queste novità». E in questa settimana le dinamiche legate al rapporto fra i mezzi di comunicazione e la Chiesa sono al centro di due iniziative promosse dalla Segreteria per la comunicazione. Nel pomeriggio di giovedì 14, presso la Filmoteca vaticana, si tiene l’incontro sul tema «A 60 anni dalla Miranda Prorsus. La Santa Sede nell’età della comunicazione di massa». Introdotti da monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, e da Vincenzo Barone, direttore della Normale di Pisa, e moderati da Daniele Menozzi, della Normale, interverranno Giovanni Vian, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, Gianluca della Maggiore, della Normale, Federico Ruozzi, dell’università di Modena e Reggio Emilia, e Raffaella Perin, dell’università Cattolica del Sacro Cuore. L’incontro intende richiamare l’attualità dell’enciclica, promulgata da Pio XII l’8 settembre 1957, che illustra le ragioni del profondo interesse della Chiesa per i moderni mezzi di comunicazione, con particolare riferimento al cinema, alla radio e alla televisione. Nel ripercorrerne la storia, Pio XII sottolinea come i mezzi di comunicazione svolgano un ruolo determinante nell’ambito di una missione educativa, al servizio della verità e del bene, diretta a promuovere l’informazione, l’istruzione e l’educazione delle masse. 

E per ricordare un altro anniversario, gli ottant’anni dalla morte di Guglielmo Marconi, nella mattina di venerdì 15, all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, si tiene un incontro sul tema «Interferenze. Il futuro della radio nell’ambiente digitale». Introdotti da Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, e da monsignor Dario Edoardo Viganò, e moderati da Laura De Luca, della Radio vaticana, interverranno, tra gli altri, Raffaella Perin, Enrico Menduni, dell’università Roma Tre, e Gerardo Greco, direttore del giornale Radio Rai e Radio 1.

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