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Chiesa di martiri

· Visita del cardinale segretario di Stato in Iraq ·

«Al mio arrivo nella città di Erbil, e in particolare qui a Ankawa, ho subito ricordato il virtuoso gesto di accoglienza che avete compiuto, specialmente in questi ultimi anni, nei confronti dei vostri fratelli e sorelle venuti in grande numero da Mosul e dalla piana di Ninive, ma anche da altri posti». Lo ha sottolineato il cardinale Parolin durante la messa celebrata nella cattedrale caldea di San Giuseppe.

«Con incredulità — ha aggiunto il segretario di Stato — ricordiamo le tragiche scene dell’estate 2014, quando tante persone, forzate a fuggire dalle loro case, hanno bussato alle vostre porte, trovandovi ammirevole ospitalità». Infatti, ha notato, all’odio e all’intolleranza «si sono opposte la solidarietà e la prossimità di tanta gente». Anche perché «quando si parla di persecuzione, si parla di uno stretto rapporto di identificazione di Gesù con i suoi discepoli. Chi fa il male contro il corpo di Cristo che è la Chiesa, lo fa a Gesù stesso», il quale però «non ha eliminato il dolore, ma lo ha trasformato con la forza di un amore più grande, facendolo diventare passaggio verso la pienezza di vita e di felicità».

Il porporato ha poi fatto riferimento alla memoria «dei bambini innocenti uccisi da Erode a Betlemme» che «sono stati sacrificati per il nome di Gesù anche se ancora non lo conoscevano. Hanno offerto — ha spiegato — il sangue per Cristo prima ancora di poter parlare». Ma, ha osservato il celebrante, è proprio in questo mistero di sofferenza e di dolore innocente che «si cela la buona notizia della vittoria di Cristo, di un amore che vince ogni male». Parole particolarmente significative per quella che il cardinale Parolin ha definito «una Chiesa di martiri», evidenziando che il sangue e la testimonianza di fede degli iracheni «sono un tesoro per la Chiesa e un seme di nuova vitalità». Ecco dunque la raccomandazione di «continuare a vivere con gioia e gratitudine la fede e a manifestare amore verso tutti e perdono. Siate artefici di comunione, fuggendo come peste le divisioni, le contese, le rivalità». Infatti solo «così diventerete operatori di riconciliazione e di pace in un mondo frantumato» e «porterete un contributo fondamentale alla costruzione della società e del Paese insieme agli altri vostri concittadini».

Infine il cardinale Parolin si è detto «contento che numerose famiglie siano rientrate nei villaggi, che felicemente sono in via di ricostruzione», con l’auspicio «che tante altre possano seguire presto». Perché, ha concluso, «è responsabilità di tutti favorire questo ritorno, assicurando le condizioni adeguate affinché si possa riprendere una vita normale e tranquilla».

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