Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Chiesa dei poveri

Ancora una volta la Chiesa cattolica in Bangladesh è pronta a ricevere la visita di un Papa. Francesco sarà il terzo a toccare il nostro suolo, dopo Paolo VI, che a mezzanotte del 26 novembre 1970 sostò un’ora all’aeroporto di Dhaka per portare vicinanza, preghiere e un aiuto caritativo alle vittime della grandissima inondazione e del ciclone avvenuti due settimane prima, e dopo Giovanni Paolo II, giunto il 19 novembre 1986 per un viaggio che ebbe come principale tema pastorale «comunione e fratellanza».

L’affollato quartiere di Babu Bazaar a Dhaka

Anche questa visita verrà vista nella prospettiva del tema scelto: «armonia e pace». La gente in Bangladesh e la Chiesa locale considerano il pellegrinaggio di Francesco come un’opzione per i poveri del paese, che continuano a lottare per vivere i valori umani e spirituali in un contesto di vulnerabilità. Con il Pontefice arriva “la Chiesa dei poveri e la Chiesa per i poveri” per confermare nella fede e nella testimonianza cristiana il “piccolo gregge” che vive e serve come “sale” e “luce” per la nazione.

Nel 2018 ricorrerà il quinto centenario dell’arrivo dei primi cristiani; erano commercianti provenienti dal Portogallo, che si stabilirono a Diang, Chittagong, nel 1518. La visita del Papa inaugurerà le celebrazioni giubilari per i cinquecento anni di presenza cristiana in questa parte del subcontinente. Questo territorio della Chiesa fu accorpato a quello della diocesi di Cochin nel 1598, anno in cui approdarono i primi due padri missionari gesuiti, Francesco Fernandes e Domingo D’Souza. Nel 1600 furono costruite due chiese: una a Chandecan (Iswaripur, Jessore), l’altra nella provincia di Chittagong, a Bandel. Il sacerdote gesuita Francesco Fernandes è considerato il primo martire in Bengala. Dopo essere stato sottoposto a torture in una grotta, morì il 14 novembre 1602.

Attualmente la Chiesa conta otto diocesi. Quella di Dhaka è stata eretta nel 1886 ed elevata a sede metropolitana nel 1950. Sono seguite poi le erezioni di Chittagong nel 1927 (elevata ad arcidiocesi il 2 febbraio scorso) e Dinajpur, sempre nel 1927; Khulna, nel 1952; Mymensingh, nel 1987; Rajshahi, nel 1990; Sylhet, nel 2011; e Barisal, nel 2015. Il primo vescovo locale è stato Theotonius Amal Ganguly, della congregazione di Santa Croce: consacrato nel 1960, sette anni dopo è stato promosso arcivescovo. È stato dichiarato servo di Dio nel processo di canonizzazione. Attualmente tutti gli ordinari sono originari del Bangladesh.

Il primo protestante giunto in Bengala nel 1793 fu William Carey, che annunciò una nuova era missionaria nella regione. Insieme a lui arrivò la Società missionaria battista, seguita da molte altre organizzazioni dall’Inghilterra, dalla Nuova Zelanda, dall’America. Dopo la guerra d’indipendenza, nel 1971 in Bangladesh affluirono altre società missionarie protestanti. Esse stabilirono anche chiese, realizzando e gestendo diverse istituzioni e organizzazioni educative, sanitarie e assistenziali. Attualmente il numero di protestanti è stimato intorno a 200.000, vale a dire circa il 30 per cento dell’intera popolazione cristiana.

In Bangladesh vivono circa 162 milioni di persone. I cristiani rappresentano solo lo 0,4 per cento di fronte a una maggioranza prevalentemente musulmana (88 per cento). Tra i cristiani, i cattolici sono circa il 70 per cento. Il gruppo etnico più grande tra i cattolici è quello dei bengalesi (385.000), che appartengono al 98 per cento della popolazione nazionale. Tuttavia, i cattolici provenienti da oltre 34 gruppi etnici tribali costituiscono circa il 49 per cento della popolazione cattolica totale. La Conferenza episcopale (Cbcb) è stata istituita nel 1971, subito dopo l’indipendenza dal Pakistan.

Sebbene la Chiesa cattolica rappresenti una piccolissima minoranza, Dio l’ha benedetta con molte vocazioni. Attualmente, nel paese operano 35 congregazione religiose e società apostoliche, maschili e femminili, alcune delle quali sono note istituzioni missionarie. Anche uno dei membri della congregazione di Santa Croce, fratel Flavian Doria Laplante (1907-1997), “apostolo dei pescatori”, è stato dichiarato servo di Dio. E la stessa santa Teresa di Calcutta è considerata molto vicina al Bangladesh, dove si è recata spesso, viaggiando tanto e fondando numerosi conventi per le sue missionarie della carità.

Nelle otto diocesi del paese ci sono circa cento parrocchie. I 75 tra ospedali, cliniche e dispensari gestiti dalla Chiesa forniscono soprattutto assistenza generale e sono accessibili principalmente alle persone meno avvantaggiate ed emarginate. Sono considerati l’unico modo per accedere a cure mediche nelle aree più remote.

Il programma pastorale viene attuato anche dalle famiglie e dalle piccole comunità cristiane di base attraverso istituzioni educative e mediche, centri sociali e pastorali e attraverso organizzazioni, associazioni e movimenti in cui i laici sono molto attivi. La Caritas è una delle principali organizzazioni non governative locali ed esistono associazioni laiche che svolgono opere di carità e misericordia tra i poveri. Le “unioni cooperative e di credito per lo sviluppo sostenibile” sono tra i più grandi contributi dati dalla Chiesa alla nazione. Avviate da missionari stranieri, ora sono governate e gestite interamente da laici che hanno portato la comunità cristiana a raggiungere l’autonomia economica. Esse sono presenti in quasi tutte le parrocchie e in tutte le diocesi.

Diversi sono i programmi e i seminari per la promozione delle donne.

I cattolici sono per la maggior parte praticanti e profondamente devoti, ed esprimono la fede attraverso le preghiere, la pietà popolare e gli esercizi spirituali.

Nella gerarchia c’è un forte senso di collegialità tra gli stessi vescovi, tra i vescovi e i sacerdoti e tra i sacerdoti.

La Chiesa incide sulla società specialmente attraverso l’educazione, l’assistenza sanitaria, le opere caritative, le attività di sviluppo umano, il dialogo interreligioso e l’ecumenismo. Infatti in media, circa il 60-70 per cento dei collaboratori della Chiesa nelle istituzioni e nei servizi educativi, sociali, sanitari, caritativi e di sviluppo appartiene ad altre religioni.

L’islam è giunto nella regione bengalese durate il settimo secolo, attraverso commercianti arabi musulmani e missionari sufi. E la successiva conquista musulmana del Bengala nel dodicesimo secolo ha portato alla diffusione di questa religione nella regione. Sotto i governanti musulmani, il Bengala è entrato in una nuova era: furono costruite città; spuntarono palazzi, fortezze, moschee, mausolei e giardini; e nuove vie commerciali portarono prosperità e ricchezza culturale. Il rinascimento bengalese giunse come movimento di riforma sociale tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nel periodo del dominio britannico.

Nel diciannovesimo secolo c’è stata una fioritura unica di riformatori religiosi e sociali, studiosi, giganti della letteratura, giornalisti, oratori patriottici e scienziati, che hanno modellato il volto del rinascimento, segnando la transizione dal “medievale” al “moderno”.

In Bangladesh esiste anche una popolazione tribale, costituita da circa un milione di persone (0,6 per cento del totale) appartenenti a 34 gruppi. Le sette maggiori tribù sono i chakma e i marma, che sono principalmente buddisti, i tripura, che sono o indù o animisti e vivono nelle colline di Chittagong, i garo, nella regione di Mymensingh, e i santal, gli oraon e i khasi nel nord. Si distinguono dagli altri abitanti del paese per la loro organizzazione sociale, le tradizioni matrimoniali, i riti legati alla nascita e alla morte, il cibo e altre usanze. Sono detti adivashi e oggi sono maggiormente integrati nella comunità bengalese: parlano bengali e hanno la cittadinanza legale. Come già detto, quasi la metà dei cattolici sono non-bengalesi e appartengono a queste comunità tribali. Anche se il rispetto delle altre religioni, l’esistenza dell’identità e dell’affinità culturale e la comunione spirituale vengono promosse e celebrate, talvolta l’armonia e le relazioni interreligiose sono minacciate da terroristi, fanatici e fondamentalisti, nonché da gruppi militanti ed estremisti e dalle loro attività sovversive. Queste azioni violente contro gli appartenenti a religioni minoritarie stanno portando una situazione nuova nella cultura esistente.

I rapporti molto amichevoli tra la Santa Sede e il governo del Bangladesh proseguono ininterrotti. L’ultima visita di Giovanni Paolo II nel 1986 e quella imminente di Papa Francesco sono due pietre miliari di una relazione cordiale, umana e spirituale. La voce del Papa sulle questioni internazionali viene ascoltata con particolare attenzione e convinzione, e la sua sollecitudine paterna è stata espressa, ad esempio, per le ingiustizie nei confronti dei lavoratori tessili, per le vittime di diverse catastrofi naturali e causate dall’uomo, per i rifugiati provenienti dal Myanmar, per la situazione di vulnerabilità locale a causa dei cambiamenti climatici. Il governo dovrebbe adottare misure particolari per garantire le comunità tribali riguardo al diritto alla terra, la casa, l’ambito familiare e l’ambiente.

di Patrick D’Rozario
Cardinale arcivescovo di Dhaka

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE