Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Chiesa
con le porte aperte

· ​A colloquio con il parroco di Ventimiglia che ha accolto i migranti ·

All’alba di lunedì 30 maggio è scattato lo sgombero dei migranti che il giorno prima si erano accampati in una tendopoli montata sulla spiaggia alla foce del fiume Roja, a Ventimiglia. La decisione di procedere allo sgombero è stata presa alla luce delle direttive del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, dopo l’esposto presentato dagli abitanti di un quartiere vicino agli accampamenti e dopo un sopralluogo dell’Azienda sanitaria locale che aveva constatato l’assenza di servizi igienico-sanitari, di approvvigionamento di acqua potabile e la mancanza di sufficienti condizioni abitative. 

Profughi nei locali della chiesa di San Nicola a Ventimiglia

Da circa un anno centinaia di migranti sono bloccati a Ventimiglia, in Liguria, nella speranza di poter attraversare il confine con la Francia. In 180 hanno dormito per molti mesi sulla scogliera che affaccia sul mare, vicino alla frontiera. Sgomberati dalle forze dell’ordine, alcuni di loro potranno rimanere sul territorio come ospiti della parrocchia. Lo ha assicurato padre Francesco Marcoaldi, della congregazione dei figli di Maria Immacolata, nella chiesa di San Nicola da Tolentino, le porte della casa di Dio le ha aperte nel momento di massima tensione. «Vivevano sul greto del Roja, piangevano e pregavano. Sapevano che non sarebbero rimasti lì a lungo», racconta. «I migranti resteranno qui sino a quando non sarà trovata una soluzione. Ho detto loro che se dovesse arrivare la polizia non devono fare resistenza e mi hanno garantito che tutto filerà liscio». Il sacerdote ha parlato a lungo col vescovo di Ventimiglia - San Remo, monsignor Antonino Suetta. Quindi ha aperto anche il salone della parrocchia. «Ai pasti sta pensando la Caritas, io e i miei collaboratori ci occupiamo per quanto possibile all’assistenza».

Padre Marcoaldi, ha 72 anni, ma ben 37 li ha trascorsi nelle missioni in Paesi lontani migliaia e migliaia di chilometri dalla Liguria: «Ho incontrato — racconta — donne, bambini, uomini che vivevano in villaggi molto poveri, che hanno conosciuto le sofferenze e le tragedie della guerra. Mi hanno dato il loro cuore in quelle missioni come io ho avevo dato il mio. Quando mi hanno chiesto di accogliere questi migranti nella mia parrocchia non ci ho pensato minimamente».

di Silvina Pérez

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE