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Comunità
che accoglie e protegge

· Di fronte al dramma dei migranti honduregni ·

Bob Henry «Migrants» (2017)

È «una realtà che indigna» la migrazione di migliaia di persone verso un altro Stato, in cerca di lavoro e più sicurezza. Non usa mezzi termini la Conferenza episcopale honduregna che, in un lungo comunicato, commenta il dramma vissuto dalla “carovana” di cittadini partita il 13 ottobre da San Pedro Sula in direzione del Messico e, quindi, degli Stati Uniti. Si parla di «tragedia umana», riprendendo un’espressione usata più volte da Papa Francesco. Una crisi, spiegano i vescovi, «causata dall’attuale situazione vissuta dal nostro paese, che obbliga una moltitudine determinata a lasciare quel poco che ha, avventurandosi senza alcuna certezza per la rotta migratoria verso gli Stati Uniti, con il desiderio di raggiungere la terra promessa, il “sogno americano”, che consenta di risolvere i problemi economici e migliorare le condizioni di vita e, in molti casi, di avere garantita la tanto sospirata sicurezza fisica».
Il gruppo, attualmente in Messico, è composto da circa settemila persone; più di millecinquecento sono bambini. In pochi sono tornati indietro, molti (1743) hanno chiesto asilo in Messico, i restanti proveranno a continuare il lungo viaggio verso gli Stati Uniti, nonostante il governo di Washington abbia ripetutamente annunciato che non consentirà a nessuno l’ingresso.

L’episcopato chiede all’Honduras di intervenire al più presto e di fermare la crisi nel paese, una delle più gravi della sua storia: «È dovere dello Stato fornire ai propri cittadini i mezzi per soddisfare i bisogni di base quali sono un lavoro dignitoso, stabile e ben retribuito, la salute, l’istruzione e la casa. Quando queste condizioni non esistono, le persone sono costrette a vivere nella fatalità e, molte di esse, a intraprendere un cammino che le porti allo sviluppo e a migliorare la propria situazione, trovandosi nel vergognoso e doloroso bisogno di lasciare le loro famiglie, amicizie, comunità, la loro cultura, il loro ambiente, la terra che li ha visti nascere». Per i vescovi, «siamo stati sordi davanti alle grida di abusi e violazioni di diritti e ciechi perché, pur di fronte a tale realtà, abbiamo preferito rallegrarci per l’arrivo delle rimesse, come soluzione ai problemi interni. La novità di questa carovana è la forma massiccia di migliaia di persone, per lo più giovani, che se ne vanno con la speranza di ottenere risorse sufficienti per trasformare l’Honduras».

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