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Chiediamo perdono
per chi chiude la porta

· All’udienza generale il Papa parla dell’enciclica sul creato e lancia un appello per l’accoglienza dei rifugiati ·

Un appello per i rifugiati, con l’invito a «chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente». E un invito alla responsabilità dell’essere umano, alla vigilia della pubblicazione dell’enciclica «sulla cura della “casa comune” che è il creato». Due realtà su cui Papa Francesco ha richiamato l’attenzione dei fedeli presenti all’udienza generale di mercoledì 17 giugno, in piazza San Pietro.

Prendendo spunto dalla giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite, il Pontefice ha esortato a pregare «per tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati nella loro dignità». Dal Papa anche un esplicito incoraggiamento a «quanti portano loro un aiuto» e l’auspicio «che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate».

Quanto all’enciclica sul creato, che sarà pubblicata giovedì 18, Francesco ha ricordato che «questa nostra “casa” si sta rovinando e ciò danneggia tutti, specialmente i più poveri». Da qui l’accento posto sul «compito che Dio ha dato all’essere umano nella creazione: coltivare e custodire» la terra. «Invito tutti — ha concluso — ad accogliere con animo aperto questo documento, che si pone nella linea della dottrina sociale della Chiesa».

In precedenza, proseguendo le riflessioni sulla famiglia, il Papa aveva parlato dell’esperienza del lutto. «Non si deve negare il diritto al pianto» ha affermato, ricordando allo stesso tempo che solo una prospettiva di fede «ci protegge dalla visione nichilista della morte». La fede, infatti, consente di «nascere e rinascere nella speranza». E «tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirà e noi ci incontreremo insieme a loro».

La catechesi del Papa 

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19 luglio 2019

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