Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Chiarimenti doverosi

· ​L'affaire Palatucci e gli ebrei ·

A settant’anni dalla morte a Dachau il 10 febbraio 1945, è ancora vivo e complesso il dibattito su Giovanni Palatucci e sul suo operato nella questura di Fiume. Un dibattito — che si sviluppa sia sul piano storiografico sia sul versante mediatico — sul quale intende gettare nuova luce il libretto di Giovanni Preziosi, L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti (Salerno, Edizioni Comitato Palatucci Campagna, 2015, pagine 77). 

Giovanni Palatucci

L’autore si propone di dare un «doveroso chiarimento» riguardo alle posizioni, assai critiche, assunte dal Primo Levi Center di New York in merito alla vicenda del salvataggio degli ebrei fiumani a opera del giovane responsabile dell’ufficio stranieri. Il libretto espone anzitutto i vari passaggi della diatriba e indica una diversa pista d’indagine «alla luce delle nuove testimonianze e dei documenti rinvenuti anche da chi scrive». 

La prima testimonianza riportata a difesa di Palatucci è però quella dell’ebrea fiumana Goti Bauer, già comparsa in un’interessante pubblicazione legata alla memoria dell’Olocausto, Voci dalla Shoah. Testimonianze per non dimenticare, (1995). Il racconto è accostato alla documentazione raccolta nell’Archivio provinciale dei Frati Minori conventuali di Napoli all’interno del fondo “Mons. Giuseppe Palatucci” (zio di Giovanni), in difesa della tesi per cui «gli aiuti, anche di natura economica, elargiti dal vescovo di Campagna attraverso il Vaticano altro non erano se non un bieco tentativo di convertire gli ebrei internati».
Nella sua ricerca, Preziosi punta a valorizzare quel patrimonio orale che finora è stato solo scarsamente considerato, quasi snobbato, da alcuni degli studiosi di Palatucci. Ecco allora risuonare le voci di Elena Scarpa, Raffaele Ricciardelli e Franco Avallone, supportate da una robusta documentazione, in questo caso custodita nell’Archivio provinciale dei Frati Minori della Provincia di san Carlo Borromeo di Milano. Figurano testimonianze della solidarietà offerta dai religiosi a Palatucci nell’aiutare chi era nel bisogno.
In questo contesto trovano spazio e respiro le vicende di Carmelo Mario Scarpa, coadiuvato dal francescano Enrico Zucca, impegnato a prestare aiuto agli ebrei fiumani Americo Ermolli ed Ernesto Laufer; di Feliciano Ricciardelli che va in soccorso delle signore Baruch, desiderose di tornare a Trieste; di Raffaele Avallone, che usciva «nel cuore della notte per cercare di aiutare gli ebrei». Vicende che sono poi confermate da Miriana Tramontina, nipote di Feliciana Tremani, amica di Palatucci e direttrice dell’Opera nazionale maternità e infanzia, e da Magda Lipschitz Heimler, figlia di Eugenio Lipschitz, internato dapprima nel Campo di Campagna, poi in quello di Trieste.
Nell’ultimo capitolo è ricostruita la vicenda di Maria Eisler, che va alla ricerca del padre dal giorno del suo arresto ad opera degli ustaša. Una significativa testimonianza è quella della signora Maris Zagabria Persich: ricorda l’aiuto che Maria e sua madre ricevettero da Palatucci, il quale riuscì a procurare loro un alloggio nel villino di famiglia in via Milano. Appresa poi la notizia della morte del signor Eisler, esse trovarono rifugio prima a Laurana, poi a Serramazzoni, grazie sempre a Palatucci, che ricorreva «allo stesso stratagemma che adoperava quando inviava i suoi “protetti” ebrei dallo zio vescovo a Campagna». Tutto questo, qualche mese prima dell’episodio avvenuto nel dicembre 1943, prima cioè di favorirne la fuga in Svizzera.
Il lavoro di Preziosi è il frutto di un impegno alimentato dal desiderio di rivedere alcuni aspetti della vicenda di Palatucci, considerandolo con metodo pragmatico, ovvero come un uomo inserito in un preciso contesto storico, e non secondo una dimensione astratta. Il contributo di questo libretto sarà perciò utile a chi avrà l’intenzione di comprendere meglio una questione che continua a suscitare dibattiti e valutazioni di vario genere.


di Christian Raimondo

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE