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Chiari e scuri
di Michelangelo

· Il restauro del lato settentrionale della basilica vaticana ·

Sembra ancora di sentire il rumore degli scalpelli, delle carrucole e degli argani che issano i grandi blocchi di travertino, insieme con il vocìo degli operai, guidati da Michelangelo. È l’impressione che si prova quando si risale con l’ascensore i vari piani dei ponteggi allestiti lungo il prospetto nord della basilica di San Pietro. È immediato il paragone tra la grandiosità del cantiere attuale e quello del Cinquecento, quando poco alla volta venne tirato su l’imponente prospetto che si presenta ancora oggi ai nostri occhi. Se si considerano la complessità del lavoro recentemente intrapreso e le difficoltà nel predisporre e mettere in sicurezza l’intero allestimento, si può immaginare quanta energia abbia richiesto all’epoca quest’opera.

Le impalcature che avvolgono l’esterno della basilica attualmente in restauro

Oggi, invece, di energia ne basta poca per compiere una vera e propria passeggiata sui ventitré piani di ponteggio, che si innalzano a quasi cinquanta metri di altezza da terra, per ammirare l’architettura e le decorazioni della possente parete esterna della basilica. È un’occasione unica e irripetibile per conoscere il genio di Michelangelo, ma anche per apprezzare la perizia e la professionalità di quanti attualmente portano avanti il restauro. Ne vale proprio la pena, perché percorrendo a piedi i ponteggi e soffermandosi a osservare la trabeazione, con le sue cornici, i suoi fregi, il suo architrave e gli imponenti capitelli alti oltre quattro metri, trovano conferma le parole con le quali Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso definisce Michelangelo: «quel ch’a par sculpe e colora, Michel, più che mortale, Angel divino».

L’attuale ponteggio, a ridosso del prospetto settentrionale, è stato fatto realizzare dalla Fabbrica di San Pietro per le opere di restauro che interesseranno una superficie lapidea di oltre seimilaottocento metri quadrati. Il ponteggio è stato dotato, alle due estremità, lungo il tratto verticale che va dal piano calpestato fino alla vetta dell’attico, di due ascensori di cantiere per il trasporto di persone e materiali. Accanto ai montacarichi sono state collocate due scale metalliche prefabbricate da usare anche in caso di emergenza. L’intera superficie dell’impalcatura metallica è stata rivestita di teli antipolvere. Si prova un certo disagio, quasi imbarazzo, ad arrivare così velocemente a quasi sedici piani di altezza di un palazzo, tanto misurano i ponteggi. Un’inquietudine che probabilmente deriva dal sapere che il vegliardo Michelangelo, ormai ottuagenario, saliva personalmente, scala per scala e gradino dopo gradino, questi piani per arrivare fin dove si tocca il cielo con un dito e constatare l’andamento dei lavori.

di Nicola Gori

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18 settembre 2019

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