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Chiara Lubich testimone della speranza

· Il cardinale Rylko all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede ·

Chiara Lubich è stata una «testimone persuasiva della speranza». Il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha ricordato così, nel secondo anniversario della morte, la fondatrice del Movimento dei focolari. Il porporato è intervenuto mercoledì pomeriggio, 14 aprile, a Palazzo Borromeo, sede dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, all'incontro organizzato dall'ambasciatore Antonio Zanardi Landi.

«Chiara ha fatto dono alla Chiesa e al mondo di un itinerario spirituale capace di far vivere il Vangelo in tutta la sua bellezza — ha detto — e di impregnarne l'esistenza umana mediante il dialogo tra quanti credono e nella loro fede manifestano un desiderio di unità, grazie ai rapporti tra culture difformi eppure profondamente unite dall'anelito di dar risposta alle ansie della famiglia umana, grazie a una visione dell'economia che mette al centro la persona e la comunità coniugando lo spirito d'impresa con le esigenze della giustizia sociale».

Rivolgendosi poi direttamente ai diplomatici che hanno aderito all'invito, il cardinale ha spiegato come «provenienti da svariati Paesi e con il bagaglio prezioso della loro appartenenza a culture, religioni e società le più diverse», gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede svolgano il loro servizio a Roma, nel cuore della cristianità, «per adempiere la rilevante e significativa missione di mantenere saldo il legame tra la Sede di Pietro e le loro Nazioni». In quest'attività, infatti, si manifesta quell'ideale di «unità fra i popoli» con la quale la fondatrice «ha molte volte tradotto nel linguaggio delle relazioni internazionali l'essenza della sua spiritualità: “Che tutti siano uno”».

Il Movimento da lei avviato si iscrive in quella nuova forma di vita cristiana, che rappresenta per il cardinale relatore «un grande segno dei nostri tempi». I movimenti e le nuove comunità costituiscono infatti «strumenti provvidenziali che hanno inaugurato un tempo di nuovo dinamismo per la Chiesa cattolica già negli anni precedenti il concilio Vaticano II, sul cui insegnamento si sono poi consolidati. Dono dello Spirito e segno di speranza per la Chiesa e per l'umanità intera — come ebbe a definirla Giovanni Paolo II — questa stagione ha trovato espressione in figure di fondatori che nel solco della tradizione cristiana hanno fatto fiorire modi efficaci per rendere il Vangelo più vicino a ogni persona di buona volontà e per recuperarne la piena dimensione di proposta affascinante per stare da cristiani nel mondo».

Tra loro una donna, una giovanissima maestra di Trento, alla quale il Signore affidò un compito «tutt'altro che lieve», chiamandola «ad aprire un sentiero nuovo». Serviva coraggio — ha puntualizzato il cardinale polacco — e lei rispose di sì «e dal carisma di cui fu portatrice è nato il popolo dei Focolari, sparso ormai in oltre 180 Paesi di tutti i continenti: una generazione nuova di uomini e donne innamorati dell'amore di Dio, “apostoli del dialogo”, testimoni di una “fede che sorride” e dice la bellezza di essere cristiani».

Dunque Chiara è «nel novero delle grandi donne cristiane del ventesimo secolo che hanno lasciato tracce profonde nella Chiesa e nel mondo. Donne di altissima spiritualità e nelle quali il “genio femminile” si è manifestato con una forza e un fascino possenti». La sua fu una «luminosa intuizione e lettura della missione della donna nella Chiesa e nella società», attraverso un'«alta considerazione del suo ruolo». Ecco perché «dobbiamo ringraziare Dio per il dono alla Chiesa di una donna di tale statura e per gli innumerevoli frutti di fraternità spirituale e di impegno concreto che da lei sono nati».

Nell'opera di Chiara Lubich l'amore per Gesù Cristo è un tutt'uno con l'amore per la Chiesa «che ha riconosciuto la peculiare spiritualità e azione del movimento da lei fondato» e con l'amore per il mondo, nel quale ella vide «il superamento della categoria del nemico»: un ideale che «nella sua radicale semplicità, ha avvinto negli anni laici, sacerdoti, vescovi, membri di tutte le Chiese e comunità cristiane, appartenenti ad altre religioni, e persone che pur senza una scelta di fede hanno trovato nel suo messaggio il modo di essere coinvolte nel disegno di unità fra le persone e fra i popoli». «Il cristiano di oggi — affermava Chiara Lubich — deve essere “carità vissuta” momento per momento, per rispondere alle esigenze della Chiesa, agli interrogativi del mondo». E così — ha commentato il cardinale Rylko — «a un'umanità afflitta da tanti inediti e gravi problemi ella si presenta come persuasiva testimone della speranza». Quella stessa speranza indicata da Benedetto XVI nell'enciclica Spe salvi.

La sua è dunque una figura tra le più importanti del nostro tempo, il suo è il profilo di una donna le cui scelte «sempre improntate a quel sentimento di fraternità che solo è garanzia di pace, di dialogo, di unità e di sviluppo» sono state esempio luminoso di cosa significhi essere «carità vissuta».

Il tema generale dell'incontro — dialogo interreligioso, interculturalità ed economia di comunione: ideali, contenuti, riflessioni nell'attività dei Focolari — è stato approfondito anche da Maria Voce, succeduta a Chiara Lubich alla presidenza del Movimento, da monsignor Piero Coda, preside dell'Istituto universitario Sophia, da Leon Simon Jozef Andringa, vicepresidente dell'Associazione internazionale Economia di comunione, da Roberto Catalano e Christina Lee, del centro per il dialogo del Movimento. Ha coordinato i lavori Pietro Cocco, di Radio Vaticana. Tra i presenti, il cardinale Ennio Antonelli, gli arcivescovi Francesco Monterisi, Nikola Eterovi{l-cacute} e Luigi Travaglino, prelati e personalità della Curia Romana e del mondo politico e culturale italiano e una dozzina di ambasciatori.

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