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Chi sottrae lavoro
commette peccato gravissimo

· All’udienza generale il monito del Pontefice e l’appello ai governanti affinché promuovano l’occupazione ·

Chi «toglie il lavoro agli uomini» commette un «peccato gravissimo». Papa Francesco non ha usato giri di parole e, con una denuncia forte e decisa, si è rivolto direttamente alle coscienze di chi «per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari, chiude fabbriche, chiude imprese lavorative». Al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro, mercoledì 15 marzo, il Pontefice è tornato su un tema a lui caro, quello del lavoro come fonte di «dignità» e ha interpellato i governanti che «hanno l’obbligo di fare di tutto perché ogni uomo e ogni donna possano» avere un’occupazione e con essa «la fronte alta» per poter «guardare in faccia gli altri» in modo dignitoso.

In precedenza, nella catechesi aveva continuato le meditazioni sul tema della speranza cristiana. Commentando il brano della lettera ai Romani (12, 9-13) in cui san Paolo invita a essere lieti nel fare il bene al prossimo, il Papa ha esortato i fedeli all’amore vero, concreto, non quello da “telenovela”. C’è infatti, ha detto, «il rischio che la nostra carità sia ipocrita, che il nostro amore sia ipocrita», che ci prodighiamo nell’assistenza agli altri solo «per mettere in mostra noi stessi o per sentirci appagati». E dietro a tutto questo, ha spiegato, «c’è un’idea falsa, ingannevole, vale a dire che, se amiamo, è perché noi siamo buoni; come se la carità fosse una creazione dell’uomo, un prodotto del nostro cuore». Invece, ha fatto notare, la carità «è anzitutto una grazia» in cui facciamo trasparire «non quello che noi siamo, ma quello che il Signore ci dona».

Occorre quindi fare spazio a Dio «nel nostro cuore e nella nostra vita» perché solo così, tornando ad apprezzare le «piccole cose di tutti i giorni, saremo capaci di amare gli altri come li ama Dio», ovvero facendosi vicini in particolare ai più poveri.

L’udienza generale  

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17 novembre 2019

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