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Chi
se non la Chiesa

· ​In Benin le diocesi moltiplicano l’apertura di centri per la formazione agricola ·

Cotonou, 24. «È molto importante che i sacerdoti siano in armonia con i parrocchiani, che spesso vivono di agricoltura, e che comprendano da vicino i loro problemi e le loro esigenze». Parole di padre Maxime Kouassi, superiore provinciale della Congregazione di Gesù e Maria (eudisti) in Africa, impegnato insieme ad altri missionari a sostenere la popolazione del Benin. In questo paese dell’Africa occidentale, dove ogni diocesi ha la propria fattoria, la Chiesa cattolica moltiplica l’apertura di centri di formazione agricola rispondendo alle necessità finanziarie e alla risoluzione di problemi sociali.

Da anni gli eudisti — si legge sul quotidiano francese «La Croix» che dedica all’argomento un ampio servizio — portano avanti progetti di sviluppo prevalentemente in ambito rurale, promuovendo l’agricoltura sostenibile, operando in particolare nel campo dell’educazione alla cittadinanza e della comunicazione per lo sviluppo, e proponendo percorsi formativi per migliorare la progettualità connessa all’agricoltura. Nel piccolo paese africano, l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ rappresenta un punto di riferimento non solo per gli operatori pastorali ma anche per gli agricoltori. Nella fattoria di Govié, per esempio, villaggio situato a due ore di auto da Cotonou, capitale economica del Benin, vengono coltivati ananas e mais, frutta e palme, nel pieno rispetto per la natura, ed è qui che la Congregazione di Gesù e Maria ha aperto nel marzo scorso un centro di agroecologia. Una novità per il Paese.

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