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Chi critica il Papa
non è fedele alla tradizione

· In un’intervista all’arcivescovo Rino Fisichella nell’anniversario della Veritatis splendor ·

«Non bisogna mai utilizzare strumentalmente il magistero per porre un contrasto nello sviluppo della dottrina». È quanto afferma l’arcivescovo Rino Fisichella in una intervista trasmessa dalla Radio vaticana e pubblicata su Vatican news nel venticinquesimo anniversario dell’enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor.

Rispondendo alle domande di Amedeo Lomonaco, il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione spiega che chi critica il Pontefice facendo riferimento al documento di Papa Wojtyła datato 6 agosto 1993 non è fedele alla tradizione della Chiesa. «Bisogna ribadire, invece — avverte il presule — quanta continuità ci sia nello sviluppo. Penso, però, che sia importante anche leggere attentamente tutto il magistero di Papa Francesco e non soltanto qualche intervento: il mosaico è dato dall’insieme delle tessere, non da una tessera soltanto». In ogni caso, aggiunge, «penso che non ci sia nessun appiglio per dover contestare il magistero di Papa Francesco alla luce del magistero precedente».

Veritatis splendor — chiarisce l’arcivescovo Fisichella — riflette su questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa e ne espone le ragioni fondandolo «nella Sacra scrittura e nella viva tradizione apostolica». Di conseguenza, «quando parliamo della verità, dobbiamo sempre averne un concetto dinamico. La verità non è una dimensione fissista. La verità, per i cristiani, è innanzitutto quella parola viva che il Signore ci ha lasciato. Non dimentichiamo Gesù che dice: “Io sono la via, la verità e la vita”. Quindi la dimensione della verità apre a un incontro personale: è la verità del Vangelo, rappresentata dalla persona di Cristo. Tutto ciò che è il contenuto che Gesù ha voluto trasmettere ai suoi discepoli e che dagli apostoli giunge fino a noi, è una verità che si apre sempre di più a una scoperta del mistero che è stato rivelato».

Dunque «ci sono alcuni punti fondamentali che rimangono come delle pietre miliari nell’insegnamento dogmatico e morale della Chiesa», ovvero «elementi che permangono nella loro immutabilità»; ma poi «tutto questo richiede da parte dei teologi — come anche l’enciclica Veritatis splendor sostiene — una grande opera di interpretazione. La norma immutabile si fonda sulla verità del Vangelo. Quel principio di istanza che è inserito, permane nella sua validità, nel suo criterio di giudizio che continuamente, però, deve essere aperto dalla scoperta della verità della parola di Dio». Ecco allora perché, è la conclusione, «la Chiesa cattolica non può accettare un’idea di verità chiusa in se stessa. La verità fa riferimento alla fedeltà e alla libertà».

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