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Chi costruisce il futuro

· Papa Francesco e la preghiera per il Medio oriente ·

Molte iniziative di Papa Francesco sono state catalogate come storiche. Sicuramente quando i cronisti racconteranno l’attività di questi anni daranno grande spazio al pellegrinaggio in Terra santa, come pure all’incontro di preghiera voluto dal Papa tra i presidenti d’Israele e di Palestina.

Molte generazioni contemporanee sono cresciute seguendo le alterne vicende del conflitto in Medio oriente, dove l’unica cosa che si è potuta vedere è stata la gestione di un problema, ma non una soluzione di fondo capace di rendere giustizia alla dignità di quanti subiscono quel conflitto. Durante il viaggio, la convocazione della giornata di preghiera, la risposta immediata e l’atto stesso nei giardini vaticani sono stati di una grandezza unica. Se un paio di anni fa si fosse prospettato qualcosa di simile, anche la persona più ottimista avrebbe detto che sarebbe stato impossibile. A partire dalla sua autorità spirituale e richiamando l’attenzione del potere temporale, Papa Francesco ha dato un grande segnale di speranza per quei popoli. Come Pontefice – nel senso etimologico del termine – ha costruito un nuovo ponte con un sincero appello a un dialogo che non parte da questioni amministrative, ma dalla preghiera. Questa oserei chiamarla diplomazia spirituale.

Come musulmano nato in Argentina, discendente di libanesi e di siriani, non mi sorprende tutta l’attività svolta da questo Papa, che è stato arcivescovo della mia città. Naturalmente il papato riveste un’importanza a livello mondiale, ma questa ricerca incessante di pace, a partire dalla preghiera e dall’insegnamento, esisteva già da molto tempo nella città di Buenos Aires. In un peregrinare costante ci sono state molte occasioni durante le quali la preghiera per la pace in Medio oriente si è levata dalla cattedrale di Buenos Aires, alla presenza di rappresentanti di tutti le confessioni. Questa attività che ha coinvolto le religioni è stata sempre molto rispettosa dell’identità di ciascuna tradizione.

Quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires si sono moltiplicate le iniziative tra le confessioni, non solo formali, ma anche concrete, per formare le nuove generazioni al dialogo attivo e preventivo. In particolare nel Centro islamico della Repubblica Argentina, sotto la presidenza di Adel Mohamed Made, le relazioni tra musulmani, cattolici ed ebrei hanno conosciuto una nuova fase di lavoro congiunto. Un evento importante è stata la firma di un documento a cui hanno aderito le comunità religiose nel 2005. I principali rappresentanti dell’ebraismo e dell’islam lo hanno sottoscritto condannando ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, di matrice sia religiosa che politica. Quell’anno è nato anche formalmente l’organismo conosciuto come Istituto per il dialogo interreligioso, che ho fondato insieme a padre Guillermo Marcó e al rabbino Daniel Goldman, con l’incoraggiamento di Jorge Mario Bergoglio. Si può senza dubbio affermare che l’idea del dialogo è stata sempre presente, come esercizio di volontà basato sulla cultura dell’incontro. Nella consapevolezza che se dalla dimensione religiosa, così particolare in ognuno, è possibile individuare cammini per migliorare le relazioni umane, in altri ambiti, specialmente in quello politico, ciò diviene indispensabile.

La coerenza ideologica e anche concreta permette a tutti i credenti di riporre molte speranze in questo pontificato. Senza dubbio Francesco rappresenta un tipo di spiritualità che lascia tracce profonde negli uomini, estendendo la sua influenza anche ai non cattolici. È opinione generale che sia la persona con l’immagine più positiva al mondo. Il concetto d’immagine positiva è inevitabilmente legato alla politica. Molti protagonisti in questo campo investono grandi somme per costruire messaggi e foto che migliorino la loro immagine agli occhi della società. Guardando i risultati degli uni e degli altri non ho dubbi che lo strumento migliore per costruire un’immagine positiva è la coerenza. Il Papa è l’esempio migliore in questo senso. Certo, il lavoro continua. Sicuramente altri suo gesti verranno definiti storici e commuoveranno. Ma la cosa certa è che attraverso questi gesti Francesco costruisce il futuro.

Omar Abboud

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09 dicembre 2019

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