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Chi ci riscalda il cuore

· All’udienza generale dedicata ai doni dello Spirito Santo il Papa spiega il significato della pietà ·

Non si tratta di compassione o pietismo, ma della consapevolezza dell’amore del Signore, che «ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione». Così Papa Francesco — proseguendo nelle catechesi dedicate ai doni dello Spirito Santo — ha spiegato il significato della pietà ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale di mercoledì 4 giugno. Un dono, ha notato, «che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale» e che invece «tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana».

Per comprenderlo bisogna far riferimento al «legame profondo» che unisce il cristiano al Signore: «una relazione vissuta col cuore» — ha sottolineato il Pontefice — dalla quale ha origine quell’«amicizia con Dio» che «cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia», suscitando «in noi innanzitutto la gratitudine e la lode».

In questa prospettiva si comprende il dono della pietà, che — ha specificato il vescovo di Roma — è essenzialmente «sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore».

Se la pietà «ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio», al tempo stesso «ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli». Non in nome di un generico «pietismo» — ha rimarcato il Papa ricorrendo all’espressione dialettale piemontese mugna quacia per descrivere la «faccia da immaginetta» di chi guarda gli altri solo per ipocrita formalismo — ma nella convinzione che occorre essere «davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno».

Inoltre — ha notato il Pontefice — «c’è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza». Perché lo Spirito Santo, ha assicurato, «ci fa miti, tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza». Da qui l’invito a chiedere con insistenza al Signore questo dono, non solo per sconfiggere «il nostro timore, le nostre incertezze», ma anche per vincere «il nostro spirito inquieto, impaziente». In modo da «renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore, adorando il Signore in verità e anche nel servizio del prossimo con mitezza e col sorriso che sempre lo Spirito Santo ci dà nella gioia».

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