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Chesterton
e il secolo lungo

· Il saggio del 1913 sull’Età Vittoriana in letteratura ·

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) ci ha lasciato in eredità una sua lettura della Victorian Age in Literature: scritta prima della sua “ufficiale” conversione al cattolicesimo (1922), fu pubblicata nel 1913 nell’ambito della Home University Library of Modern Knowledge («di cose nuove conosciute e di cose che stanno per esserlo»), una collana destinata a un pubblico di non specialisti, che ebbe grande successo commerciale.

Gilbert Keith Chesterton in una foto del 1910

Ora questo ennesimo e prezioso mattoncino chestertoniano, si legge in un articolo di Enrico Reggiani, è disponibile anche in una nuova versione italiana (L’Età Vittoriana nella Letteratura, Monterotondo, Fuorilinea, 2013, pagine 224, euro 16), con traduzione di Federico Mazzocchi e contributi di Saverio Simonelli e Sabina Nicolini. La proposta va ad aggiungersi alla versione storica del critico letterario e traduttore veneziano Aldo Camerino (1901-1966), pubblicata da Bompiani nel 1945. Per qualcuno quello di Chesterton è un «piccolo volume personale e impressionistico» (Stephen Prickett, 2005), per altri invece si tratta di «un capolavoro di collocazioni critiche, sospensioni del giudizio e controvalutazioni, grazie alle quali nomi famosi vengono innalzati al livello di estese reti di influenze tra loro interagenti» (Gary Wills, 2007).

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