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Che gli avversari si incontrino

· Dall’episcopato in Venezuela chieste misure di clemenza per favorire il dialogo nazionale ·

Caracas, 12. «Non sarà possibile trovare soluzioni soddisfacenti per i problemi che affliggono la gente, né ci sarà una vera riconciliazione nella nostra società, se non ci ascoltiamo, se si reprime senza indagare le cause da cui nascono le proteste». 

È un rinnovato appello alla pace e alla riconciliazione nazionale quello lanciato dai presuli venezuelani a conclusione della loro assemblea plenaria. Una vera esortazione alla ripresa del dialogo tra le parti sociali con la esplicita richiesta della «grazia» per quelli che si considerano prigionieri politici e la concessione della libertà alle persone arrestate durante i moti studenteschi iniziati nel Paese nel mese di febbraio: «Chiediamo la libertà degli studenti e provvedimenti di grazia per i prigionieri politici e per quelli che sono emigrati per motivi politici».

Per ben quattro mesi, infatti, il Paese è stato lacerato dalle proteste, che in alcuni casi sono state segnate da episodi di accesa violenza, e che hanno lasciato sul campo più di quaranta morti e quasi novecento feriti, con più di 2.500 persone arrestate.

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16 dicembre 2017

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