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Come affrontare il fondamentalismo in Indonesia

· Tre docenti musulmani invitati a un seminario promosso dalla Conferenza episcopale ·

Irfan Idris, capo del Dipartimento dell’antiterrorismo incaricato della lotta ai movimenti radicali; Ihsan Ali-Fauzi, docente di Democrazia e religione all’università islamica Paramadina di South Jakarta; Abdul MoQsith Ghazali, dell’università islamica Syarif Hidayatullah di South Tangerang, nella provincia di Banten. 

Sono i tre docenti musulmani chiamati dalla Commissione per i laici della Conferenza episcopale indonesiana a spiegare ai cristiani cos’è il fondamentalismo islamico. Al seminario — tenutosi il 22 agosto nella sede dell’episcopato a Jakarta — hanno partecipato vescovi, sacerdoti, suore, laici, cattolici e protestanti. Durante l’incontro, del quale ha fornito un ampio resoconto AsiaNews, è stato sottolineato come le ingiustizie sociali, la povertà e certa propaganda alimentino l’estremismo e che, per contrastare quest’ultimo, servano figure musulmane moderate e di primo piano, sul modello dell’ex presidente della Repubblica Abdurrahman Wahid, più noto al pubblico come “Gus Dur”.

La Chiesa ha preso questa importante iniziativa di fronte a una situazione sempre più preoccupante in Indonesia, un Paese dove, a dispetto di una lunga tradizione di coesistenza pacifica fra i fedeli di diverse religioni, si registra una crescita dell’estremismo islamico, un fenomeno che, pur presente da almeno un decennio, negli ultimi tempi ha assunto una deriva ancora più radicale e pericolosa con il progetto di creazione di un califfato. Le “gesta” dei miliziani dello Stato islamico, in Iraq e in Siria, fanno presa sui gruppi estremisti, mentre il Governo e le altre istituzioni lanciano l’allerta per una possibile deriva violenta.

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06 dicembre 2019

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