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Chávez ma non troppo

· Le elezioni presidenziali in Venezuela ·

Circa diciannove milioni di  elettori sono chiamati questa domenica alle urne in Venezuela per un voto che appare non del tutto scontato. E ciò non avviene da quattordici anni, quelli cioè che hanno visto alla guida del Paese il  presidente uscente Hugo Chávez.

Chávez, il quale in passato è stato più volte accusato di atteggiamenti non propriamente democratici, sollecita un quarto mandato e promette di cancellare nei prossimi sei anni la disoccupazione,  garantendo lavoro a tutti i venezuelani. I sondaggi lo danno in netto vantaggio, ma non in misura  preponderante come nelle precedenti  elezioni, quando ottenne oltre i due terzi dei suffragi. Il presidente è accreditato di circa il 50 per cento delle intenzioni di voto, con un vantaggio di dieci punti percentuali rispetto allo sfidante, Henrique Capriles Radonski, ex governatore dello Stato  centrale di Miranda,  fondatore del partito Primero Justixia, e candidato dell’intera opposizione dopo aver vinte le primarie della Mesa de  Unidad  Democratica (Mud)  in cui questa si è coalizzata. Il distacco tra i due è dunque notevole, ma non mancano osservatori secondo i quali le urne potrebbero riservare sorprese. Alcuni ritengono infatti possibile un «pareggio tecnico», che lascerebbe qualche possibilità allo sfidante. Anche perché la campagna elettorale del quarantenne  Capriles Radonski  più che sulla diversità di programmi con Chávez, ha puntato su una contrapposizione personale, secondo lo schema vecchio-nuovo, riservando gli attacchi più all’aspetto della corruzione degli uomini del presidente.

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16 ottobre 2019

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