Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Chávez coinvolge Washington nella crisi diplomatica con la Colombia

· Il presidente venezuelano minaccia di interrompere le forniture di greggio ·

Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha chiamato direttamente in causa gli Stati Uniti nella crisi diplomatica aperta con la Colombia, con la quale la settimana scorsa ha rotto le relazioni. Chávez ha minacciato di tagliare i rifornimenti di greggio a Washington, «in caso di attacco dalla Colombia». Il Venezuela è il quarto fornitore di petrolio degli Stati Uniti. Secondo il presidente venezuelano, il rischio di un tale attacco colombiano, del quale a suo dire gli Stati Uniti sarebbero ispiratori e istigatori, è giudicato dall'intelligence venezuelana «al livello più alto da cento anni a questa parte», al punto che ha annullato il suo previsto viaggio a Cuba per partecipare alle cerimonie per il lVII anniversario della rivoluzione castrista.

In precedenza, il presidente colombiano Álvaro Uribe, che tra dieci giorni passerà le consegne al successore Juán Manuel Santos, aveva ribadito le accuse che hanno spinto Chávez a rompere le relazioni diplomatiche tra i due Paesi e cioè di dare ospitalità in territorio venezuelano ai guerriglieri di sinistra colombiani. Chávez aveva dato tre giorni ai diplomatici colombiani per chiudere l'ambasciata a Caracas e lasciare il Paese, dopo che giovedì scorso l'ambasciatore colombiano presso l'Organizzazione degli Stati americani (Osa) Luis Alfonso Oyo, in una riunione appositamente convocata a Washington, aveva accusato il Governo di Caracas di dare ricovero a millecinquecento guerriglieri di sinistra delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e dell'Esercito di liberazione nazionale (Eln) nello Stato venezuelano di Zulia, a venti chilometri dalla frontiera con la Colombia. Oyo aveva mostrato filmati e mappe di presunti accampamenti delle Farc e dell'Eln sulla cui attendibilità l'Osa non aveva preso posizione.

«Non capisco perché, se esistono norme chiarissime del diritto internazionale, i terroristi presenti in Venezuela non siano stati ancora catturati», ha dichiarato Uribe al quotidiano «El Tiempo», aggiungendo di andarsene «con la tristezza di sapere che i terroristi proseguiranno con la possibilità di causare danni potendosi rifugiare all’estero».

Per quanto riguarda la possibilità di attacchi colombiani in territorio venezuelano, Uribe ha insistito che la priorità è sempre il rispetto delle norme del diritto internazionale. Secondo il presidente colombiano uscente, anche l’attacco condotto nel marzo 2008 dall'esercito colombiano in territorio dell'Ecuador a un campo dei guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia era dovuto a uno «stato di necessità».

Sulla crisi tra Venezuela e Colombia è stata convocata una riunione straordinaria per giovedì prossimo una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dei Paesi dell’Unione delle Nazioni sudamericane (Unasur). La riunione, che si terrà a Quito, la capitale dell'Ecuador, che ha la presidenza di turno dell'Unasur, era stata chiesta dal Governo di Caracas proprio giovedì scorso, subito dopo le dichiarazioni rilasciate da Oyo all'Osa. Un comunicato diffuso ieri dall'Unasur specifica che l'agenda della riunione a Quito avrà «come punti principali la rottura delle relazioni fra Venezuela e Colomba».

Inviti al risolvere con il dialogo e con gli strumenti della diplomazia la crisi in atto sono stati rivolti nei giorni scorsi ai Governi di Caracas e di Bogotá da numerosi soggetti della comunità internazionale.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE