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Cercatori di verità

· Aperti dal cardinale Marx i processi di beatificazione di Romano Guardini e Fritz Gerlich ·

Monaco di Baviera, 19. Ispiratori di verità e testimoni del Vangelo: così il cardinale arcivescovo di München und Freising, Reinhard Marx, ha definito il teologo e filosofo della religione Romano Guardini (1885-1968) e il giornalista martire del nazismo Fritz Gerlich (1883-1934), per i quali, sabato scorso, nella cattedrale di Nostra Signora a Monaco di Baviera, il porporato ha aperto i processi di beatificazione.

Guardini — ha detto Marx nell’omelia della messa — ebbe la chiara visione di «ciò che le ideologie del ventesimo secolo hanno fatto alla gente».
Il sacerdote, nato a Verona ma ordinato a Magonza dove si era trasferito con la famiglia, cercava la verità di Dio nel teatro, nell’arte, nella letteratura. Guardini è considerato uno dei più influenti pensatori cattolici del ventesimo secolo e pioniere del concilio Vaticano II. A Monaco è stato uno dei co-fondatori dell’Accademia cattolica di Baviera e ha insegnato a Berlino, Tubinga e nella stessa Monaco.
Il cardinale Marx ha ricordato che Papa Francesco ha molto apprezzato Guardini e nei suoi scritti lo ha citato più volte. Nel 1986, Jorge Mario Bergoglio stette in Germania per diversi mesi e studiò in maniera approfondita il lavoro del teologo cattolico.
Il presidente della Conferenza episcopale tedesca ha poi indicato come modello per tutti i giornalisti Fritz Gerlich, che fu assassinato dai nazisti.
Nativo di Stettino, oggi in Polonia, si convertì al cattolicesimo a Monaco di Baviera.
Dall’estate del 1931 scrisse una lunga serie di articoli d’accusa contro Hitler e il nazismo, venne arrestato nel marzo 1933 e, dopo torture durate sedici mesi, venne fucilato nel lager di Dachau.

Fra Germania e Italia

Il 16 dicembre, nel duomo di Monaco di Baviera, è stata ufficialmente annunciata l’apertura del processo per la beatificazione del servo di Dio Romano Guardini. Il postulatore, Johannes Modesto, nominato dal cardinale arcivescovo Reinhard Marx, ha deciso di costituire le commissioni storica e teologica con studiosi italiani e tedeschi; fra gli italiani, tre sono di Isola Vicentina, dove risiede la famiglia e dove Guardini veniva una-due volte l’anno, apparentemente per riposo, ma che è stato invece uno dei luoghi della sua attività accademica, come da lui stesso dichiarato, accanto a Berlino, Tubinga e Monaco. Qui difatti egli preparava le lezioni che poi sarebbero diventate libri, ma non solo. In un’epoca in cui la Germania e l’Italia si sono trovate al centro di guerre che hanno dilaniato l’Europa e l’hanno dispersa in complessi confini mondiali, epoca in cui la sicura coscienza culturale rischiava di frantumarsi e si è di fatto frantumata in conoscenze e azioni senza riferimenti veri, forse proprio per questo, dalla Germania, attraverso Guardini, è tornato a spirare in Italia il santo vento della Chiesa cattolica e della sua missione; vento che ha avuto un momento fermo nel concilio Vaticano ii. Se la Chiesa ora vuole onorarne la memoria, non è per il Guardini famoso delle cattedre universitarie tedesche, ma proprio per quella “voce di silenzio leggero”, quel respiro profetico che è stata la forza della sua continuità e che ha mosso il lavoro congiunto fra Germania (Amici di Mooshausen) e Italia (Centro Studi Romano Guardini di Isola Vicentina) a chiederne la beatificazione. Anche questo è stato una risposta al segno profetico di Guardini, uomo veramente cattolico, esempio necessario oggi non solo per l’Europa ma per il mondo. (giuliana fabris)

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