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Cercatori di anime

· Le memorie di Beate e Serge Klarsfeld ·

Vincitrice del Prix Pétrarque per il saggio, France Culture, questa autobiografia, Beate et Serge Klarsfeld. Mémoires (Paris, Flammarion, 2015, pagine 674, euro 26), stesa a due voci incrociate, scorre su quarantacinque anni di una milizia del tutto particolare e con un perno: il tema della memoria.

Entrati nella leggenda come “cacciatori di nazisti”, Beate e Serge dimostrano invece, con il loro costante lavoro, un volto diverso, motivato da un intento più preciso e ampio. Afferma Serge: «Sono cercatore di anime ebraiche sparite nella Shoah». Lo scrive Cristiana Dobner aggiungendo che Beate e Serge, ciascuno nel suo ufficio, sono ancor oggi alle prese con discorsi, manoscritti, reperti d’archivio, lettere e partecipazione a cerimonie. Sempre insieme, perché nulla si sarebbe potuto attuare senza la totale collaborazione dell’altro.

Una vita a due, animata da uno scopo che sembrava più grande di loro. Due vite diversissime, due appartenenze ancora diversissime unite in un solo intento. Beate nacque a Berlino nel 1939, i suoi genitori facevano parte di quella popolazione tedesca che non favorì il nazismo ma neppure lo osteggiò, quella maggioranza silenziosa che votò per Hitler. Anche durante il suo percorso scolastico i professori tacquero sullo sterminio degli ebrei. Fu l’incontro con Serge a far scattare in lei la molla e farle prendere coscienza del suo essere tedesca e quindi di portare inscritta in sé la responsabilità storica e morale per agire.

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18 febbraio 2020

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