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Cercare asilo non è un crimine

· ​Dichiarazione dei presuli statunitensi ·

«Come agenzie cattoliche che assistono i migranti, i poveri e le persone vulnerabili negli Stati Uniti e in tutto il mondo, siamo profondamente rattristati dalla violenza, dall’ingiustizia e dal deterioramento delle condizioni economiche che costringono molte persone a fuggire dalle loro case in Centroamerica»: inizia così la dichiarazione congiunta a firma del vescovo di Austin, Joe Steve Vásquez, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense, di Sean Callahan, presidente e amministratore delegato dell’ente caritativo Catholic Relief Services, e di suor Donna Markham, presidente e amministratore delegato di Catholic Charities Usa. Nella dichiarazione, indirizzata a tutte le persone di buona volontà, i firmatari auspicano che vi sia un dialogo costruttivo e più compassione verso quanti emigrano verso nord alla ricerca di un rifugio e di un lavoro per fuggire dalla violenza e dalla povertà. «Se le nazioni hanno il diritto di proteggere i propri confini — sottolineano i firmatari — questo diritto deriva dalle responsabilità: i governi devono applicare le leggi in maniera proporzionale, trattare tutti umanamente». Monsignor Vásquez, Callahan e suor Markham sono fermamente convinti che «cercare asilo non è un crimine». Pertanto, esortano tutti i governi a «rispettare il diritto internazionale e le leggi nazionali esistenti che proteggono quanti sono alla ricerca di un rifugio sicuro e ad assicurare che tutti coloro che vengono rimandati ai loro paesi d’origine siano protetti e rimpatriati in modo sicuro». In diverse occasioni, i vescovi statunitensi hanno ribadito che «offrire rifugio a chi fugge da violenza, tortura e persecuzione religiosa è una pietra angolare della nostra storia. Chiudere loro le porte non corrisponde a ciò che siamo. La Chiesa chiede con fermezza al governo di ripristinare il livello di ammissione di rifugiati adeguato, che permetta il sostegno della comunità nazionale ai profughi, alle loro necessità di protezione globale e che sia coerente con una lunga storia di accoglienza compassionevole». Nella dichiarazione, i firmatari esprimono comunque soddisfazione per gli investimenti economici degli Stati Uniti per arginare le cause alla base della violenza e della mancanza di opportunità in America centrale. «La nostra presenza in tutte le Americhe ci ha convinto che la migrazione è una questione che richiede una soluzione globale e regionale. Un approccio di sola applicazione non affronta né risolve le cause di base più ampie che spingono le persone a fuggire dai loro paesi in cerca di protezione. Come cristiani — concludono — dobbiamo agire con compassione verso chi è nel bisogno e lavorare insieme per trovare soluzioni umane che onorino lo stato di diritto e rispettino la dignità della vita umana».

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