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Cercando un volto

· Gli scrittori e l’anno santo ·

Vico Consorti, Porta Santa di San Pietro (XX secolo)

L’anno santo è stato raccontato da cronisti, cantato da poeti e utilizzato in vario modo dagli scrittori. Un percorso artistico ricostruito nel libro di Marco Roncalli Giubileo d’autore (Brescia, Editrice La Scuola, 2015, pagine 140, euro 12,50) che parte dai giubilei trecenteschi (quelli di Jacopone, di Dante e del Petrarca) per passare attraverso il Rinascimento, frugare tra lettere di mercanti e diari di curia ricchi di dettagli sui simboli giubilari; sostando poi sugli anni santi succedutisi dalla riforma protestante al concilio di Trento (Berni, Tasso, Guarini); passando dagli appuntamenti giubilari del periodo barocco (Marino, Chiabrera, Pedro Calderón de la Barca) a quelli del secolo dei lumi (Filicaia, Sergardi, Goldoni), superando le ventate anticlericali nell’Ottocento con i suoi due soli anni santi (Belli, D’Azeglio, Guerrazzi), per arrivare ai giubilei del Novecento (con Pascoli e Oscar Wilde, Rebora e Graham Greene, Max Jacob e Paul Claudel, Mazzolari e Milani, Papini e Pasolini, Jean Guitton, Luzi). Nella prefazione l'autore scrive che è una storia che viene da lontano e che oggi vuole rimettere al centro della vita cristiana la misericordia di Dio e quella dell’uomo. Ma, a lungo, è stata anche la storia di uno strumento usato dai Papi per rafforzare i loro ruoli e la grandezza della Chiesa. Una storia con qualche tratto di ambiguità, che ha visto pietà popolare e trionfalismi barocchi, che ha creato spaccature e provato a sanarle. Una lunga avventura che ha segnato nei secoli le vicende dell’Urbe, contribuendo alla trasformazione del suo volto sacro e profano, incidendo sulle sue devozioni e istituzioni. È la storia dei giubilei: iniziata nel Trecento come risposta di Papa Bonifacio viii alla richiesta del popolo romano di una «pienissima remissione dei peccati» e sostenuta da prassi più antiche, a premiare la fatica del pellegrinaggio e dure penitenze.

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22 ottobre 2019

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