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Cercando
la via della pace

· Gli aiuti della rete Caritas alla popolazione ucraina ·

La guerra «mai proclamata» in Ucraina «sta in questi ultimi giorni deflagrando, lasciando soli, nell’indifferenza dell’Europa, i feriti e gli sfollati, vittime dei continui bombardamenti».

È quanto denuncia la Caritas italiana, che si unisce al rinnovato appello del Papa, il quale, nell’Angelus di domenica, ha invitato a pregare per la pace e nell’udienza del 4 febbraio ha ricordato le vittime degli scontri nel Paese, «tra cui moltissimi civili», chiedendo che «cessi al più presto questa orribile violenza fratricida», questa «guerra fra cristiani» e «si faccia ogni sforzo — anche a livello internazionale — per la ripresa del dialogo, unica via possibile per riportare la pace e la concordia in quella martoriata terra». Quello in corso in Ucraina, viene ricordato in una nota di Caritas italiana, è «un conflitto che vede scontrarsi l’esercito ucraino e i separatisti che si vorrebbero unire alla Russia, a costo di una guerra civile». Un conflitto per il momento «a bassa intensità», che per un anno ha lacerato il Paese e che ora sembra intensificarsi di giorno in giorno, colpendo civili inermi e luoghi che nulla hanno a che fare con le forze armate. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono circa 600.000 gli sfollati dalle regioni orientali, 500.000 gli ucraini che hanno lasciato il Paese, e di questi oltre 260.000 in Russia.

Caritas Ucraina è accanto alla popolazione che soffre sin dai primi giorni degli scontri, con l’aiuto e il sostegno di molte Caritas in Europa. In particolare, sta fornendo aiuti a circa 40.000 persone in tutto il Paese, molte provenienti dalla Crimea, altre sfollate dall’Ucraina orientale e altre ancora ferite nei tragici eventi di piazza Maidan.

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20 febbraio 2020

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