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San Francesco
fuori dal cerchio magico

· Il lascito dello storico Raoul Manselli a cento anni dalla nascita ·

Raoul Manselli, nato a Napoli l’8 giugno 1917, ha segnato la medievistica — non solo italiana — del secondo Novecento. Laureatosi nel 1938, fu professore di ruolo nei licei; attivo nella Resistenza, dal 1946 entrò come allievo alla Scuola storica nazionale, dove venne a stretto contatto con Raffaello Morghen. Libero docente nel 1953, Manselli concluse la propria carriera universitaria a Roma sulla cattedra già occupata da Morghen, che tenne dal 1966 fino alla morte (1984). Autore di studi importanti sulle eresie medievali, su Pietro di Giovanni Olivi e gli Spirituali francescani, sulla religione popolare, su Francesco d’Assisi e le fonti agiografiche francescane e su molti altri argomenti, scrisse anche densissimi saggi di storia della storiografia. 

Lo storico Raoul Manselli

Manselli espletò l’insegnamento con dedizione e passione. Lo ricordo ancora — come fosse oggi — mentre, in attesa che si aprisse la facoltà, passeggiava davanti al portone conversando con Edith Pásztor. Insieme tenevano il seminario alle 8, ma varcavano sempre per tempo, in taxi, i cancelli all’ingresso dell’allora Piazzale delle Scienze. All’indomani della sua morte, Diego Quaglioni ricordava come «la sua esperienza di professore, che egli amava ricordare anche a lezione, gli aveva trasmesso una singolare sensibilità per l’insegnamento (per la didattica, come oggi si dice), gli aveva lasciato il senso della insostituibilità del rapporto quotidiano di colui che deve tramandare conoscenze con coloro che desiderano apprendere (...). E non a caso le sue lezioni erano affollatissime e, spesso, memorabili per l’attenzione che egli sapeva suscitare e per la capacità di forte rievocazione delle sue parole. Manselli aveva, in tal senso, qualcosa che faceva di lui un uomo, per così dire, fuori posto e fuori tempo: un concetto altissimo dell’insegnamento universitario e della professione dello storico, un concetto che traduceva in quella sua inconfondibile dignità di parole, di gesti, di presenza».
Nell’ultima parte della vita, i suoi interessi si concentrarono soprattutto sulla figura di Francesco d’Assisi. Un confronto che si fece costante dalla metà degli anni Sessanta. La rinascita della «Società internazionale di studi francescani» incentivò tale percorso: nel 1980 diede quindi alle stampe la biografia di Francesco ( S. Francesco d’Assisi) e il volume sulla testimonianza dei suoi compagni ( Nos qui cum eo fuimus. Contributo alla questione francescana ), due testi che ebbero il merito d’avviare un ricchissimo dibattito storiografico. Nella biografia Manselli operò alcune scelte di campo chiaramente esplicitate nella Premessa. Affermava, infatti, di aver voluto «eliminare ogni raffigurazione preraffaelitica, rinunciando di proposito ai fregi e alle decorazioni di un’aneddotica che finisce con l’essere solo di maniera». Alcuni gli rimproverarono un’eccessiva storicizzazione, ma molte di più furono le accoglienze entusiastiche riservate alla nuova biografia.
Manselli si sforzava di discutere volta per volta il grado di attendibilità di ogni affermazione o singolo episodio, vagliando attentamente le fonti, collocando via via i frammenti all’interno di una realtà più vasta, oppure osservando la realtà più ampia a partire dal frammento, in modo tale che le singole parti del discorso ricevessero luce le une dalle altre. 

di Felice Accrocca

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21 maggio 2019

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