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​In cerca di un significato

· ​Due scrittrici, due romanzi ·

«La mia fede mi dice che Dio ha condiviso con il genere umano la povertà, la sofferenza e la morte, e questo può solo voler dire che sono cose piene di dignità e di significato».

È un incontro delicato e dirompente quello che Marilynne Robinson pone al centro del suo ultimo romanzo Lila (Torino, Einaudi, 2015, pagine 273, euro 20). L’incontro tra la giovane protagonista, che ha trascorso infanzia e adolescenza nel mondo dei vagabondi senza tetto, e l’anziano e gentile reverendo John Ames: due mondi dell’America profonda che, seppur così terribilmente lontani, in modo quasi misterioso si scoprono capaci di riconoscersi, comprendersi e sostenersi a vicenda.

La scrittrice americana Marilynne Robinson

Quando, dopo anni di vita dura, brutale, precaria ma anche calda (grazie alla donna che l’ha sottratta a una casa del tutto disinteressata a lei), la ragazza si accampa nella cittadina di Gilead e, per la prima volta nella sua vita, varca la soglia di una chiesa, ciò a cui aspira è solo un riparo momentaneo dalla pioggia battente, un ristoro per gli abiti fradici e la grande stanchezza. Suo malgrado, resterà invece abbagliata dalla bellezza delle candele accese, e dalla voce calda e possente del vecchio predicatore che, dal pulpito, la guarda. E la vede. Lo scrive Giulia Galeotti aggiungendo che sono molti i temi che Robinson — che si autodefinisce «una scrittrice che vive reclusa nell’Iowa» — pone al centro del suo racconto.

Innanzitutto il valore, e il peso, dei ricordi. Sebbene sia una donna ancora giovane, le ferite di Lila sono molte, tutte sostanzialmente riconducibili a una profonda solitudine. Perché se Doll, per sottrarla all’abbandono, al freddo e alla fame, l’ha rapita dandole quel che la bimba non ha mai conosciuto — il calore di una coperta, il dondolio di un abbraccio — resterà sempre il tarlo che qualcuno, per opportunità, possa tornare a reclamarla. Con parentesi più o meno fortunate, le due vagheranno nel cuore dell’America, crescendo insieme, dovendo però affrontare — come emergerà dai continui flashback di Lila – molte difficoltà e tanto dolore. Ecco dunque che la brutalità vissuta dalla giovane si scontrerà con la pacatezza del reverendo Ames, che, dal canto suo, ha il doppio dei suoi anni, altrettanti lutti, la responsabilità di molte anime e una fede profonda. Eppure anche per lui l’incontro con Lila significherà fare i conti con tanti ricordi. Perché in realtà se nulla al mondo parrebbe accomunarli, a unirli è proprio la fedeltà a quanto vissuto e la grande fame di risposte.

Così, ancora una volta come già in altri suoi romanzi, è la calma sicurezza dell’umiltà raccontata da Marilynne Robinson a rendere rivoluzionari la sua narrazione e il suo sguardo.

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19 ottobre 2019

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