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In cerca
di un porto sicuro

· La nave Sea Watch con 53 migranti rifiuta di tornare a Tripoli ·

Nell’attesa dell’eventuale indicazione di un porto di sbarco, la nave Sea watch 3, battente bandiera olandese e di proprietà dell’omonima ong tedesca, ha passato una seconda notte a circa sedici miglia dall’isola di Lampedusa, in una estenuante navigazione pendolare che ha provato ulteriormente i 53 migranti soccorsi tre giorni fa al largo delle coste libiche.

Una operazione di soccorso in mare

Dopo aver preannunciato che i porti italiani restano sbarrati, questa mattina il ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, ha firmato il divieto di transito e sosta alla nave nelle acque italiane, secondo quanto previsto dal nuovo decreto sicurezza entrato in vigore. Per il ministro, la Sea watch 3 è una «nave pirata» perché, sebbene avesse ottenuto da Tripoli l’autorizzazione allo sbarco, «ha preferito recarsi in direzione delle coste italiane». Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch, ha sottolineato come la scelta sia stata dettata da ragioni umanitarie, giacché evitare che i migranti ritornassero nei campi di detenzione libici era l’unico modo per sottrarli alle «vessazioni inenarrabili» cui sono sottoposti: «Noi non riporteremo mai nessuno in un paese dove alle persone è riservato questo trattamento», ha sottolineato Linardi.

Mentre Salvini sostiene che l’approdo più sicuro per l’imbarcazione fosse in Libia, l’Organizzazione marittima dell’Onu (Imo) ha precisato, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano «Avvenire», che a stabilire se uno stato può essere considerato «paese sicuro» sono le indicazioni di Acnur e Oim, le agenzie Onu per i rifugiati e migranti: «Nessun migrante deve essere riportato in Libia» si specifica nella nota.

Riguardo alle operazioni di salvataggio, Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Ue, ha precisato: «Tutte le navi battenti bandiera europea devono seguire le regole internazionali e portare le persone in un posto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non ci sono attualmente in Libia». Sulle modalità degli sbarchi, invece, la Commissione rimarca che essa «non ha le competenze» per decidere se e dove questi possano avvenire e delega la questione alla «responsabilità del Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo, che ha in carico le operazioni». Fonti ministeriali rivelano che i magistrati di Agrigento coordinati da Luigi Patronaggio hanno acquisito la documentazione riguardante le modalità utilizzate dal ministero dell’intero per i salvataggi in mare. Mentre la magistratura sta indagando su presunte anomalie, il ministro Salvini ha espresso il suo disappunto sui dissequestri delle navi delle ong emanati recentemente dalla procura.

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22 agosto 2019

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