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Centro di ascolto ante litteram

· Giuliana di Norwich raccontata da Ferdinando Cancelli ·

 Per chi visita la cittadina medievale di Norwich, nella regione sudorientale dell’Inghiletrra nota come East Anglia non lontano dalle coste del mare del Nord, il luogo non è sicuramente di immediata visibilità: nessun cartello turistico lo indica e sulle guide comuni vi è dedicata al più una riga a fondo pagina.

Ci arriviamo a piedi partendo dalla magnifica cattedrale che domina il centro cittadino: una ventina di minuti attraverso una periferia moderna e poco attraente, molto diversa dalle zone residenziali alle quali il turista in Inghilterra rapidamente si abitua.

Eppure il luogo, benché modesto e ricostruito dopo le devastazioni della Riforma prima e dell’ultima guerra mondiale poi, è ancora oggi molto visitato. Che cosa cercano i turisti di oggi fermando i propri passi dinanzi a una piccola finestra di quella che sembra essere una chiesetta in King Street ?

Giuliana e il suo libro «The Revelations of Divine Love»

Molto probabilmente, anche se a volte a loro insaputa, quello che cercavano i pellegrini che seicento anni fa qui giungevano da ogni dove: essere ascoltati da una donna semplice e coraggiosa, solitaria eppure aperta sul mondo proprio come la finestrina che la rendeva discretamente accessibile.

Di Giuliana di Norwich sappiamo pochissimo e ignoriamo persino il vero nome. Nacque forse nel 1342, morì forse nel 1429, soggiornò per lunghi anni come eremita in una cella annessa alla chiesa di San Giuliano nei dintorni di Norwich e scrisse un libro nell’inglese del suo tempo, un libro talmente diffuso e letto nei secoli successivi nel Regno Unito da accompagnare una delle infermiere che hanno fatto la storia, Florence Nightingale, quando curava i feriti della guerra di Crimea.

Una sua biografa moderna, Sheila Upjohn, sottolinea come la Norwich di Giuliana non fosse ai tempi di secondaria importanza ma fosse divenuta la seconda città d’Inghilterra per la ricchezza dell’agricoltura e il commercio della lana contando circa diecimila abitanti.

Sarebbe quindi errato pensare a Giuliana — scrive ancora Upjohn — come a una figura relegata nella pace contemplativa di una campagna medievale ideale: la sua cella è piuttosto da immaginare come un centro di ascolto, quasi un consultorio ante litteram, di una delle nostre moderne città.

Pellegrini, donne sole, uomini feriti nell’anima e nel corpo, mercanti in difficoltà, religiosi: da dove prendeva Giuliana la forza di ascoltare e di consigliare tutti? La forza, stando alla testimonianza di Margery Kempe che la incontrò nel 1413 e che di quell’incontro lasciò una testimonianza scritta ritrovata negli anni Trenta del secolo scorso, la attingeva da tre finestre. La prima si apriva sulla chiesa e da questa poteva ascoltare la messa e ricevere i sacramenti, la seconda su una stanza interna dalla quale probabilmente riceveva il cibo per il sostentamento fisico del corpo e la terza era quella che la metteva appunto in grado di dare al mondo il suo sostegno.

Epidemie di peste (la peste nera raggiunse Norwich nel gennaio 1349 e nuovamente in una seconda epidemia nel 1349), infezioni del bestiame e carestie (il raccolto del 1369 fu il peggiore dei cinquant’anni precedenti) segnarono a più riprese quel tempo la regione di Norwich, eppure Giuliana conservava una visione piena di speranza.

L’8 maggio 1373, giunta in punto di morte per un’affezione misteriosa dalla quale poi altrettanto misteriosamente guarì, ebbe le visioni che la confermarono nella sua fede e che sono alla base del suo libro, The Revelations of Divine Love, oggi tradotto in molte lingue. Ebbe una visione realistica della passione di Cristo, ricca di particolari anche fisici della sofferenza di Nostro Signore. Vide con certezza Dio che «crea, ama e cura» le sue creature con amore paterno e, cosa modernissima per i tempi, materno; comprese che quaggiù «noi cerchiamo riposo in cose così insignificanti che mai ce lo potranno dare» e che uomo e Dio sono così intimamente legati tra loro da rendere impossibile la comprensione dell’uno escludendo l’altro. La sua visione, nonostante la coloritura del tempo, è serena: l’unica ira che possiamo trovare in Dio — scrive Giuliana — è la proiezione della nostra giacché in lui vi è solo amore.

Qualcuno scrisse che forse Giuliana fu una vedova alla quale morirono i figli, qualcuno che ricevette un’educazione dalle benedettine del luogo nel monastero di Carrow, altri che si fece aiutare a scrivere il suo libro poiché completamente illetterata. Non sono mai state trovate le sue reliquie, nessuna tomba certa ospita il suo corpo. È forse questa impalpabilità a rendere Giuliana di Norwich a noi così vicina; «in termini spirituali lei è ovunque» scrive Sheila Upjohn.

Una donna semplice e profondissima che si affaccia a una piccola finestra di periferia per donarci il suo segreto.

Nato a Torino nel 1969, dopo gli studi classici ha esitato tra lettere, storia e medicina. Diventato medico, ha ottenuto il diploma post laurea in medicina palliativa all’Università Claude Bernard di Lione (Francia) e il perfezionamento in bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo aver trascorso un periodo di lavoro come Chef de clinique all’Hôpital de Bellerive (Ginevra), esercita la professione di medico palliativista a Torino per la Fondazione f.a.r.o. onlus. Sposato con Clara dal 1997, ha condiviso con lei il cammino per divenire oblato secolare dell’abbazia Mater Ecclesiae sull’isola di San Giulio e deve moltissimo alla sua famiglia monastica.

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13 dicembre 2019

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