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In Centrafrica
l’impegno dell’Onu

· Per sottrarre i giovani ai gruppi armati ·

Costruire un futuro per i giovani della Repubblica Centrafricana, dove la metà della popolazione ha meno di 18 anni, per prevenire il loro coinvolgimento nei conflitti armati e sperare così che il paese torni alla normalità e alla sicurezza. È questa la ricetta indicata dall’esperta Onu, Marie Therese Keita Bocoum, dopo una missione di dieci giorni nel paese. Nel corso dei suoi incontri ufficiali la rappresentante Onu aveva anche rivolto un appello a tutte le parti coinvolte nei colloqui di pace di Khartoum, in Sudan, tra i governi della regione e i gruppi armati affinché «si impegnassero seriamente e urgentemente» in favore di un accordo. Accordo che è stato raggiunto sabato scorso e che ora, secondo l’Onu, è necessario sostenere perché venga messo in pratica. «Se i gruppi armati — aveva spiegato Keita Bocoum — hanno rivendicato il loro posto nel processo di pace, hanno il dovere di mettere fine immediatamente alle violenze. Le loro azioni hanno fatto già troppe vittime tra i civili, dimostrando disprezzo per la dignità umana e la riconciliazione». «Il paese — secondo Keita Bocum — ha tutti gli elementi per assicurarsi una crescita ambiziosa. L’accordo di pace in discussione in questo momento e una sicurezza ristabilita nel paese possono garantire grandi progetti di sviluppo». È comunque sui giovani che bisogna investire perché rappresentano il futuro del paese, fornendo loro corsi di formazione, sostegno psicologico per superare gli orrori del conflitto e aiuto per il loro inserimento professionale e sociale.

In una intervista dell’ottobre scorso, il cardinale Dieudonnè Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, la capitale del Centrafrica, aveva avvertito: «La gioventù centrafricana sta male». «I tre quarti del paese sono occupati da ribelli e molti giovani — aveva ricordato il porporato — non vanno a scuola dal 2013. Nelle zone interne del paese molti ragazzi hanno preso le armi, si drogano, altri non hanno prospettive di vita». È realizzando un futuro per i giovani, dunque, che si può iniziare a cambiare il Centrafrica, così come — ha sottolineato Keita-Bocoum — è necessario rafforzare la partecipazione delle donne alla vita pubblica e politica del paese. I bambini hanno invece bisogno di un codice di protezione per l'infanzia e di scuole che li possano accogliere. Lo stato, inoltre, si deve impegnare, secondo l’esperta Onu, a migliorare i servizi sanitari, sociali ed educativi nell’interesse reale della popolazione. È indispensabile, infine, garantire l’accesso alla giustizia e a processi equi. Dopo aver visitato alcune prigioni femminili nel paese, Keita Bocoum ha denunciato come troppe donne vi siano rinchiuse da troppo tempo e senza poter avere nessuna informazione sul loro fascicolo giudiziario né alcuna possibilità di difesa.

La rappresentante Onu ha poi fatto appello perché nel paese sia avviato un programma di assistenza per tutti coloro che hanno dovuto abbandonare le loro case per fuggire alle violenze e facilitare così il loro ritorno, nell’ambito della riconciliazione nazionale.

Intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prolungare fino al 31 gennaio 2020 l’embargo sulle armi per il Centrafrica, nonostante a più riprese le istituzioni locali abbiano chiesto la fine dell’embargo. Il Consiglio dell’Onu, invece, all’unanimità, ha votato affinché tutti gli stati membri «continuino a impedire la fornitura, la vendita e i trasferimenti diretti o indiretti di armi e materiale bellico oltreché l’assistenza tecnica e gli aiuti finanziari legati alle attività militari».

La sicurezza nella Repubblica Centrafricana resta, al momento, fortemente precaria e volatile. Il paese continua a essere teatro di violenze e scontri tra gruppi armati che controllano gran parte del territorio fuori dalla capitale. Furti e rapine si verificano regolarmente soprattutto a opera di bande armate, attive in particolare nelle zone periferiche di Bangui. Per questo, grande è la soddisfazione per l’accordo di pace raggiunto a Kharthoum sotto l’egida dell’Unione africana e il sostegno delle Nazioni Unite, presente il commissario per la pace e la sicurezza dell’Unione africana Smail Chergui che ha avuto il compito di facilitare il dialogo tra i governi dell’area e i 14 gruppi armati che hanno partecipano ai colloqui per raggiungere una conciliazione durevole.

«Questo è un gran giorno per il paese e per la popolazione centrafricana», ha dichiarato il commissario Chergui, che ha anche invitato tutti a sostenere l’accordo che permetterà alla popolazione «di avviarsi sulla strada della riconciliazione, della concordia e dello sviluppo».

di Annalisa Antonucci

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