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Cento morti a Marawi

· Settimo di giorno di battaglia nel sud delle Filippine ·

Bombardamenti aerei, combattimenti nelle strade, e ora anche esecuzioni di civili da parte dei militanti jihadisti ancora asserragliati: la città meridionale filippina di Marawi, a Mindanao, è arrivata al settimo giorno di combattimenti e a quasi cento morti, con l’esercito filippino che cerca di sradicare la minaccia del gruppo Meute — affiliati al sedicente stato islamico (Is) — prima che dilaghi nell’arcipelago, trovandosi però di fronte combattenti molto più organizzati del previsto.

Esercito a Marawi (Ap)

La scoperta di 19 cadaveri di civili trucidati dagli assalitori armati, e il contemporaneo aggiornamento dei militanti uccisi (61), hanno portato a 95 il numero dei morti dall’inizio delle violenze. Il presidente, Rodrigo Duterte, ha proclamato la legge marziale.

Ed è tuttora ignota la sorte dei cattolici — tra cui un prete — presi in ostaggio nel primo giorno di assedio da parte dei miliziani del Meute. Sulla vicenda, il vescovo di Marawi, Edwin de la Peña ha detto che l’attesa di notizie è «molto frustrante», perché i militari non lo stanno aggiornando sugli sforzi per salvare padre Teresito Soganub e altre dieci persone tra fedeli e personale della cattedrale di Santa Maria a Marawi.

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18 giugno 2019

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