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C’è una verità per Borges?

· Per Leonardo Sciascia era «il più grande teologo del nostro tempo: un teologo ateo» ·

Jorge Mario Bergoglio ha un riconosciuto amore per la poesia di Borges. Aveva conosciuto personalmente lo scrittore negli anni in cui insegnava letteratura nella città di Santa Fe, prima ancora di diventare sacerdote. 

Lo scrittore argentino

Lo scrive José María Poirier sottolineando che Bergoglio invitò Borges a tenere un corso sui gauchos ai suoi alunni e lo scrittore accettò volentieri, forse attratto dall’iniziativa di quel giovane gesuita. Era il 1964, Jorge Luis Borges aveva già sessantacinque anni e Jorge Mario Bergoglio ne aveva ventotto. All’epoca, il grande autore non godeva di grande popolarità né presso la sinistra né presso la Chiesa: per gli uni era un conservatore, per gli altri un miscredente. Per Bergoglio era semplicemente uno scrittore di eccezionale talento.

Per i critici la grande rivoluzione letteraria di Borges risiede nella prosa (poiché per primo esige dalla lingua spagnola un mutamento radicale della sua tendenza barocca in direzione di un’essenzialità nuova, di stampo più anglosassone), mentre nella poesia l’autore adotta un atteggiamento di rispetto quasi sacrale di fronte alla parola. Infatti non osa adoperare la sua proverbiale ironia e i giochi fantastici della sua illimitata immaginazione. Nella poesia si mostra nudo nella vibrazione vitale dei uoi temi fondamentali. Anche se perdureranno sempre, nella scrittura di Borges, un certo pudore vittoriano e un marcato senso del dovere, più tipici dell’artigiano che dell’artista.

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21 agosto 2019

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