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C’è sempre spazio

· La Chiesa in Germania in aiuto dei profughi ·

Le manifestazioni xenofobe violente avvenute lo scorso fine settimana nei pressi di Dresda hanno drammaticamente rilanciato il problema dell’accoglienza ai profughi e ai rifugiati in Germania. In questi ultimi giorni, anche a margine delle manifestazioni neonaziste, quando ripetuti scontri hanno causato molti feriti — tra i quali trentuno poliziotti, di cui uno molto grave — il dibattito ha suscitato nuove riflessioni da parte della Chiesa in Germania. 

Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia e presidente della commissione Caritas della Conferenza episcopale tedesca, al termine di un viaggio in Kosovo e in Albania, ha ribadito che ognuno ha la responsabilità di prestare assistenza in particolare alle persone che sono nel bisogno e in fuga: «Il diritto di asilo è un diritto fondamentale e un diritto individuale a prescindere dalla razza, religione o colore. I richiedenti asilo provenienti dai Balcani occidentali hanno il diritto di restare partendo da un esame equo, imparziale e individuale». Non solo. Secondo il cardinale Woelki, quando le persone emigrano in cerca di migliori condizioni di vita, al fine di uscire dalla povertà, o per fuggire da situazioni di pericolo, ciò è perfettamente comprensibile.
La questione in Germania si pone sempre più pressante: il ministro degli interni della Repubblica federale, Thomas de Maizière, ha affermato che alla fine del 2015 si prevede di arrivare alla cifra di ottocentomila richieste di asilo. La cifra è ritenuta plausibile dalla Chiesa, che si è subito mobilitata per offrire il massimo di assistenza e accoglienza possibili.
Secondo l’arcivescovo di Bamberg, monsignor Ludwig Schick, non è corretta l’equazione tra rifugiati e immigrazione di massa, che spesso crea inutili allarmi: «Rispetto ai Paesi poveri come Libano, Giordania, Iraq e Turchia, da noi sono pochi i profughi: in tutto il mondo — ha ricordato il presule — ci sono oltre sessanta milioni di persone in fuga, e appena il quattro per cento di loro raggiungerà i Paesi dell’Unione europea. Quindi siamo in grado di raccoglierne e assorbirne di più».

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25 aprile 2019

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