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C’è movimento a Montecarlo

· Pubblico itinerante tra i concerti al Festival Printemps des Arts ·

A Montecarlo c’è molto movimento. Questa volta però non si tratta di investitori, faccendieri, macchine potenti o donne ingioiellate: il movimento riguarda l’arte. Il Festival Printemps des Arts ha portato domenica scorsa tra le 14.30 e le 19 clown, giovani ballerine, video, musicisti in erba e professionisti affermati.

Come in altre occasioni del genere non si poteva ascoltare o vedere tutto, bisognava scegliere, ma leggere il programma non avrebbe aiutato perché c’erano scritti solamente i lavori che sarebbero stati eseguiti, né ordine né luogo specifico di ogni esibizione. Una cosa era però certa: l’arte contemporanea la faceva da padrone ovunque. L’unica cosa da fare era andare in piazza e affidarsi alle simpatie cromatiche: giallo, blu e rosso. Una volta agganciato al polso il braccialetto colorato che legava ognuno a un determinato gruppo non restava che seguire il proprio destino, sotto forma di percorso definito nel più minimo particolare.

Poteva capitare, se non si sa resistere al giallo, di aprire l’itinerario allo Sporting d’Hiver con Livre pour cordes di Pierre Boulez, un pezzo che, sia stato o meno premeditato, sembrava una metafora dell’intera operazione. Qui, infatti, il compositore francese crea una geografia sonora dell’orchestra, con suoni che si spostano nello spazio e indicano delle traiettorie: meno faticoso che alzarsi per cambiare sala ogni volta, ma il concetto è lo stesso.

Camminando, camminando ci si poteva imbattere in due prime esecuzioni assolute, una del ventenne Rune Glerup, un compositore danese che ha proposto il suo Divertimento per ensemble, e Miroslav Srnka, ceco, classe 1975, autore di Engrams per quartetto d’archi eseguito alla Salle Empire. Perfezionatisi all’Ircam di Parigi, entrambi hanno capacità non comuni e profonda conoscenza delle tecniche strumentali, anche molto avanzate. Diverse le traiettorie, per fortuna, e i punti di partenza. Glerup intraprende un percorso più o meno lineare da un gesto violento iniziale, molto materico, a un elemento finale delicato e fragile. I contrasti timbrici sono molto netti, mentre il ritmo è utilizzato quasi per indicare la strada all’ascoltatore, dall’addensamento alla rarefazione. Srnka, invece, sceglie una struttura fatta a quadri giustapposti, coerenti e omogenei al loro interno e molto contrastanti tra l’uno e l’altro. Il percorso in questo caso non è quindi affatto lineare, come il volo degli uccelli al quale si ispira. Due giovani sicuramente promettenti, ma forse già un po’ troppo compiaciuti di se stessi, e a tratti troppo impegnati a dare sfoggio della padronanza di scrittura.

Ma non è finita, arrivano i clown con gag a sfondo musicale, le allieve della scuola superiore di danza di Cannes, un salto in discoteca, al Moods, per ascoltare Xenakis, quasi incredibile. E per finire tutti in piazza a sventolare i braccialetti colorati. C’è movimento nella musica contemporanea.

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21 maggio 2019

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