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C’è bisogno di pace

· ​All’Angelus il Papa chiede di accompagnarlo con la preghiera durante l’incontro di martedì ad Assisi ·

«Martedì mi recherò ad Assisi. Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di tutto il mondo a vivere quel giorno come una giornata di preghiera per la pace». Lo ha chiesto Papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 18 settembre in piazza San Pietro.

Marc Chagall, «Vetrata della pace» (1967)

«Oggi più che mai — ha constatato il Pontefice — abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo». Da qui l’esortazione «preghiamo per la pace!» con il mandato di seguire «l’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza». Perché, ha spiegato, «siamo tutti chiamati a offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli». Dopo aver offerto il modello — il poverello di Assisi, appunto — il Papa ha suggerito anche le modalità: «ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito». Parole che riecheggiano nell’appello rivolto dai rappresentanti pontifici (riuniti con Francesco in Vaticano da giovedì 15 a sabato 17 per la celebrazione del giubileo straordinario della misericordia) alla comunità internazionale e a quanti hanno responsabilità di governo, affinché si adoperino ancor più efficacemente ad arrestare la violenza e a risolvere pacificamente i conflitti in varie parti del mondo. Nel contempo i nunzi apostolici hanno espresso solidarietà a tutte le vittime innocenti e a quanti subiscono discriminazioni e persecuzioni a motivo della fede religiosa e per loro elevano la preghiera al Padre di ogni misericordia.

Prima della recita dell’Angelus, meditando come di consueto il vangelo domenicale, il Pontefice aveva commentato la parabola dell’amministratore infedele e corrotto che viene presentato da Luca come “esempio di scaltrezza”. «Si tratta — ha detto attualizzandone i contenuti — di allontanarsi dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio, per vivere secondo il Vangelo». Del resto, ha aggiunto, «la mondanità si manifesta con atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, perché una ti porta all’altra». Ecco allora che «il percorso della vita necessariamente comporta una scelta tra due strade: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male». Mentre, «non si può oscillare tra l’una e l’altra, perché si muovono su logiche diverse e contrastanti».

L’Angelus del Papa

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19 settembre 2019

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