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A cavallo delle Alpi

· ​Un cittadino del mondo ·

Il 22 febbraio il gesuita Federico Lombardi, già alla guida della Radio vaticana, della Sala stampa della Santa Sede e del Centro televisivo vaticano, ora presidente della Fondazione Ratzinger, è stato insignito del grado di ufficiale della Legion d’Onore. Conferendogli il prestigioso riconoscimento a Villa Bonaparte, l’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Philippe Zeller, ha sottolineato «la prossimità dimostrata nei riguardi della Francia e della sua cultura» così come la sua benevolenza nei confronti di giornalisti e diplomatici francesi. La corrispondente di «Paris Match» Caroline Pigozzi ha reso omaggio a Lombardi «uno degli uomini di comunicazione più sollecitati del mondo» che, anche «nel cuore del sistema, non è mai cambiato, manifestando in ogni situazione disponibilità, umiltà e lucidità».

Io mi considero cattolico e cittadino del mondo, ma le mie origini sono piemontesi. Il mio antico paese è stato per secoli un Ducato e poi un Regno che stava a cavallo delle Alpi, che stava — come dicevano i nostri antichi — «di qua e di là dei monti», in Piemonte e in Savoia, e in cui tutte le persone colte anche sul versante italiano sapevano bene il francese. Mio padre amava moltissimo quella storia e io mi sono sempre sentito un po’ cittadino di quel regno nonostante i cambiamenti dei confini. Quando io ero molto piccolo e i miei genitori volevano dirsi fra loro qualcosa senza che io e le mie sorelle capissimo, parlavano fra loro in francese. Quando andai a scuola e bisognava scegliere la lingua straniera da studiare, la maggioranza dei miei compagni studiava il francese, ma mia mamma disse: no, studia l’inglese, perché tanto il francese lo imparerai di sicuro lo stesso — e aveva ragione.
La mia valle, come quasi tutte le valli alpine del Piemonte, sale verso la cresta o i passi delle Alpi che sono al confine con la Francia. Di là gli eserciti francesi — generalmente più forti dei nostri — sono scesi innumerevoli volte per assediare le nostre città, ma là ancor più spesso sono anche saliti moltissimi nostri compaesani per scendere in Francia a trovare lavoro, essere bene accolti e inserirsi pacificamente. Quando ero ragazzo camminavo, quasi correvo, sulle montagne e arrivavo spesso sulle creste: le vette che ho desiderato e amato di più sono insieme italiane e francesi. Quando con gli scout partivamo da Torino per i nostri leggendari viaggi in bicicletta per l’Europa, già nel primo giorno salivamo i passi di confine per scendere nelle valli francesi, in Savoia, nel Delfinato, per pedalare per ore lungo le strade alberate della Provenza di cui sento ancora il frinire di innumerevoli cicale... andavamo spesso a Lourdes a fare i brancardiers con i malati ed eravamo fieri di essere considerati membri dell’Hospitalité de Lourdes.
E quando poco dopo ho chiesto di essere accolto nella Compagnia di Gesù ho imparato che sant’Ignazio di Loyola ha incontrato e raccolto attorno a sé i suoi primi compagni mentre studiava a Parigi, che il primo di loro era stato il suo giovane compagno di stanza Pierre Favre, savoiardo del nostro antico Ducato, che i primi compagni hanno fatto insieme i loro primi voti religiosi a Montmartre e che quindi tutti i gesuiti sentono di avere in Francia alcune delle loro più profonde radici.
Per tutti questi motivi ho sempre sentito la Francia come la prima sorella del mio paese, come una terra familiare e amata, e tutto questo mi è tornato prepotentemente alla memoria pensando a questa occasione.
Ma i motivi di questo riconoscimento non riguardano quegli anni bellissimi ma lontani, quanto piuttosto il mio servizio in anni più recenti, in cui sono stato chiamato al servizio del servizio universale del Papa in diverse istituzioni vaticane, e in questo contesto ho avuto la possibilità di rendere anche qualche servizio per la Francia, il suo popolo, la sua cultura.
E allora dico subito che io ho accolto di buon grado questo riconoscimento non tanto per me, ma per le persone che hanno collaborato con me in queste diverse istituzioni e così hanno reso anch’esse questo servizio per la Francia. Senza di loro avrei fatto ben poco, non avrei meritato nulla per la Francia. A loro dunque intendo dedicare questo riconoscimento. 

di Federico Lombardi

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