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Catturato il responsabile dell’eccidio di Srebrenica

· Mladić arrestato in Serbia dopo sedici anni di latitanza ·

È stato arrestato in Serbia Ratko Mladić, il principale responsabile della strage di Srebrenica, il più sanguinoso massacro del conflitto bosniaco del 1992-1995. La notizia dell’arresto, anticipata in mattinata da fonti di stampa locali, è stata confermata dallo stesso presidente serbo, Boris Tadić, in una conferenza stampa nel primo pomeriggio.

Mladić, comandante delle forze serbo-bosniache durante il conflitto, è ricercato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale (Tpi) dell’Aja per l’ex Jugoslavia ed è latitante dal 1996. Nel luglio del 1995 le milizie al suo comando occuparono l’enclave musulmana di Srebrenica e massacrarono quasi l’intera popolazione maschile, uccidendo almeno ottomila persone.

Mladić viveva nel villaggio di Lazarevo, a 80 chilometri a nord est di Belgrado, sotto il falso nome di Milorad Komadić. Il suo arresto è avvenuto con un’operazione avviata dai servizi segreti dopo aver ricevuto un’informazione che parlava di Komadić come di un uomo che avrebbe forti somiglianze fisiche con Mladić. Successive indagini hanno portato ad accertarne l’identità.

Il massimo impegno di Belgrado per la consegna di Mladić al Tpi è stata una delle condizioni poste dall’Unione europea per il processo di avvicinamento e di futura adesione della Serbia. Per una singolare coincidenza, la notizia dell’arresto è arrivata sia mentre si trova in visita a Belgrado l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, sia quasi in contemporanea all’ennesima denuncia del procuratore del Tpi, Serge Brammertz, secondo il quale la Serbia non sarebbe stata abbastanza impegnata a catturare sia Mladic, sia l’altro principale ricercato tuttora latitante, cioè Goran Hadžić, l’ex leader politico dei serbi di Croazia. «La cattura è l’obbligo più forte della Serbia: finora gli sforzi della Serbia di arrestare i fuggitivi non sono stati sufficienti», ha scritto Brammertz nella relazione inviata proprio questa settimana al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Il presidente Tadić ha detto che l’arresto di Mladić «segna la fine di un periodo difficile della nostra storia» e conferma «la nostra collaborazione» con il Tpi. Il presidente serbo ha anche annunciato un’inchiesta per scoprire chi abbia aiutato e coperto Mladić durante la sua latitanza e si è detto convinto che presto sarà arrestato anche Hadžić.

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23 agosto 2019

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