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Ecumenismo nella difesa della vita

· ​Nel terzo anniversario della dichiarazione congiunta firmata a Cuba dal Papa e dal Patriarca Cirillo ·

Nella difesa della vita la Chiesa ortodossa russa e quella cattolica hanno trovato un campo di azione comune: ha preso forma da questa convinzione il colloquio svoltosi martedì 12 febbraio a Mosca per ricordare la dichiarazione congiunta firmata a Cuba da Papa Francesco e il Patriarca Cirillo nel 2016.

L’incontro tra Francesco e Cirillo all’Avana (12 febbraio 2016)

Si tratta del terzo incontro del genere dopo quelli di Friburgo nel 2017 e di Vienna nel 2018, e quest’anno ha per tema il «fine vita». Intervenendo ai lavori, svoltisi nel Saints Cyril and Methodius Theological Institute of Post-Graduate Studies, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha ringraziato il metropolita Hilarion che ne è rettore, rimarcando l’apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni tra le due Chiese. Richiamando il magistero della Chiesa e da ultimo quello di Papa Francesco, ne ha ricordato il messaggio al meeting europeo della World Medical Association, svoltosi in Vaticano nel novembre 2017. In cui scrisse che nella pratica clinica e nella medicina in generale «occorre tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile» e «se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura». Posizioni che il cardinale Koch ha riscontrato anche nei pronunciamenti della Chiesa ortodossa russa, in particolare nelle Basis of the Social Doctrine of the Russian Orthodox Church adottate dal consiglio di Mosca del 2000, che propongono una notevole riflessione su questo tema.

Ai lavori è intervenuto anche l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, con una relazione intitolata «A servizio della dignità dell’uomo, chiamato alla vita». Il presule ha fatto riferimento alla lettera Humana communitas, inviata da Papa Francesco alla Pontificia accademia nel venticinquesimo anniversario di fondazione. Il documento papale è stato tradotto in russo per la circostanza e donato al Patriarcato di Mosca. 

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