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Cattivi sogni

Il messaggio del Papa sull’urgenza del disarmo nucleare è l’ultimo di una serie ormai lunga d’interventi della Santa Sede. Già nel 1931, infatti, un quindicennio prima dello spaventoso esordio dell’era nucleare, nell’enciclica Nova impendet sulla gravissima crisi economica, Pio xi additava nella «corsa sfrenata agli armamenti» una delle sue cause principali, a motivo delle enormi spese impiegate.

Vent’anni dopo la fine del conflitto mondiale, conclusosi con il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, un suo successore parlava per la prima volta davanti all’assemblea generale delle Nazioni unite. «Sentiamo di fare nostra la voce dei morti e dei vivi; dei morti, caduti nelle tremende guerre passate sognando la concordia e la pace del mondo; dei vivi, che a quelle hanno sopravvissuto portando nei cuori la condanna per coloro che tentassero rinnovarle»; e poi dei giovani, «dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, degli anelanti alla giustizia, alla dignità della vita, alla libertà, al benessere e al progresso» disse Paolo VI il 4 ottobre 1965.

E continuò con un’analisi acuta: «Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli». Un anno e mezzo più tardi le parole di Montini si facevano severe nell’enciclica Populorum progressio: «Ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi».

I cattivi sogni e i propositi tristi descritti da Paolo VI sono sullo sfondo del «falso senso di sicurezza», della «minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento», della paura e dell’isolazionismo di cui oggi il suo successore ribadisce la contraddittorietà «con lo spirito stesso delle Nazioni unite». Ma il messaggio di Francesco sottolinea ancor più, con nuovo realismo, l’inadeguatezza della deterrenza nucleare nel rispondere a ciò che oggi minaccia la pace: terrorismo, sicurezza informatica, problematiche ambientali, povertà.

E la novità dello sguardo del Pontefice, a cui si unisce la lettera del suo segretario di Stato sulla difesa della biodiversità e dei piccoli agricoltori, è quella della grande enciclica sociale Laudato si’. Un testo capitale, che ha dimostrato come tutto sia connesso «in un’ottica di ecologia integrale». Suscitando tra credenti e non credenti consensi e speranza che sarebbe stolto non ascoltare.

g.m.v.

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16 settembre 2019

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