Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Catene che non si vedono

· ​Un nuovo rapporto sulla tratta delle schiave del sesso in Nigeria ·

Sono report, e quindi in teoria elenchi di dati, cifre e descrizioni di fenomeni sociologici di ampia portata il più possibile oggettivi e documentati, ma alcuni capitoli assomigliano di più a reportage giornalistici. O alle pagine di un romanziere contemporaneo che racconta storie di ordinaria crudeltà.

Leggere il nuovo Coi (Country of Origin Information) sulla tratta di esseri umani pubblicato da The European Asylum Support Office fa capire che spesso sono le catene invisibili le più difficili da spezzare. Si intitola Nigeria – Sex Trafficking of women e fornisce informazioni aggiornate sulle strategie di reclutamento dei trafficanti e la situazione delle vittime che riescono a tornare in patria, mettendo in risalto il ruolo delle madames, le intermediarie che operano nel Paese di origine o di destinazione.

I dati raccolti permettono di far luce anche sul ruolo dei parenti delle ragazze e dei giuramenti juju, rituali magici di sottomissione talvolta imposti (dalle famiglie o dai fidanzati) nella trappola del debito che blocca la vita di migliaia di donne in una rete inestricabile fatta di ricatti, paura, sensi di colpa e desiderio di strappare la propria famiglia a un destino di povertà.

«Rita dice di non avere scelta se non quella di continuare a lavorare. Prima di partire dalla Nigeria — scrive Jenny Kleeman — ha fatto un giuramento di fedeltà ai suoi trafficanti in un rituale religioso tradizionale. Ha promesso di restituire il costo del suo trasporto in Europa offrendo la sua anima come garanzia. Quando è arrivata in Italia, era debitrice verso i suoi trafficanti di cinquantamila euro, a cui si aggiungevano trecento euro mensili come affitto per il diritto di stare sulla strada. “Non posso scappare da questo a meno che non paghi”, dice. “Gli africani hanno incantesimi così forti da poter distruggere qualcuno in un attimo”».

I trafficanti di esseri umani — continua la Kleeman in un reportage commissionato qualche anno fa da «The Independent» — usano la magia nera per intrappolare migliaia di donne come Rita in una vita da schiave del sesso in Europa. Le bande dell’Europa dell’Est usano la violenza per costringere le donne che trasportano, ma le catene usate dalle madames a capo del traffico proveniente dalla Nigeria non richiedono muscoli, perché hanno il juju dalla loro parte.

Il rapporto di The European Asylum Support Office — spiega suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione «Slaves no more» che invita a leggere il documento con estrema attenzione —contiene in parte informazioni già note a chi opera nell’ambito degli interventi anti-tratta, ma deve essere considerato un riferimento molto importante sul tema, per l’importanza della fonte e per la metodologia utilizzata. Particolarmente interessante la quarta parte del rapporto, sul ritorno delle vittime in patria e un elenco delle fonti accurato e aggiornato.

Sfogliando le pagine fitte di analisi e dati dei report, torna in mente il grido di dolore dello scrittore nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, per le ragazze rapite a Chibok, ma anche per tutte le vittime di quella cieca e brutale avidità di denaro che rende un uomo capace di trasformare una ragazzina in una macchina per soldi. «Donne vendute come schiave, come oggetti sessuali. Saranno donne spezzate, per tutta la vita. Il dovere della nostra società è di assicurarsi che quelli che hanno perpetrato questo crimine ignobile, che hanno schiaffeggiato il volto della nostra nazione, in un modo o nell’altro paghino questo che è un misfatto contro l’umanità. È una macchia indelebile nella nostra storia».

di Silvia Guidi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE