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​Catalogna
divisa

· L’esito del voto per il rinnovo del Parlamento ·

Schede del voto catalano (Reuters)

È una Catalogna divisa quella che emerge dal voto di ieri. Gli unionisti di Ciudadanos hanno ottenuto la maggioranza dei consensi, ma non i numeri per governare. Il fronte indipendentista ottiene invece la maggioranza dei seggi, ma con un margine molto ristretto rispetto alla soglia minima (solo due seggi in più) e quindi una scarsissima governabilità. Crollano i popolari, al minimo storico. Più di cinque milioni e mezzo di persone sono state chiamate a votare per eleggere i 135 nuovi deputati del parlamento regionale. In lizza c’erano 38 liste. L’affluenza è stata dell’82 per cento, il valore più alto mai registrato, sette punti in più rispetto al voto del 2015. Primo partito è Ciudadanos, guidato da Inés Arrimadas, con il 26,67 per cento dei consensi. Segue la coalizione indipendentista Junts per Catalunya del presidente destituito Carles Puigdemont (25,2 per cento), poi Esquerra Republicana de Catalunya del vice presidente destituito Oriol Junqueras, attualmente in carcere (23,7 per cento). Più indietro i socialisti al 13,8, Em Comú – Podem (componente catalana di Podemos) al 7,4 per cento, Candidatura d’Unitat Popular al 4,4 e il Partido Popular del presidente del governo Mariano Rajoy, che ha toccato il 4,2 per cento.

Molto diversa la situazione a livello dei seggi. Pur non avendo la maggioranza dei voti, il fronte indipendentista è in vantaggio: Junts per Catalunya, Esquerra Republicana de Catalunya e Candidatura d’Unitat Popular controllano insieme 70 seggi. La maggioranza per governare è 68, dunque si tratta di un margine minimo. Ciudadanos ottiene invece 37 seggi, i socialisti 17, Em Comú – Podem 8 e i popolari soltanto 3. 

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