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Catalogna al voto

Elezioni politiche domani in Catalogna. Gli ultimi sondaggi danno un testa a testa tra i liberali di Ciudadanos, guidati da Inés Arrimadas, e la sinistra indipendentista di Esquerra Republicana, con i primi avanti per numero di voti e i secondi in vantaggio per quanto riguarda i seggi. 

I modelli delle schede che saranno usate  nel voto catalano (Reuters)

Nessuna forza politica, tuttavia, sembra avere al momento i numeri per governare da sola e la questione delle possibili maggioranze appare alquanto complessa. Tutti i sondaggi indicano che vi sarà una partecipazione senza precedenti e che fondamentale potrebbe essere il voto di quella parte di elettorato ancora indecisa. Secondo i dati pubblicati da «El País», Ciudadanos dovrebbe diventare il primo partito in termini percentuali con il 23,3 per cento dei consensi, subito davanti a Esquerra Republicana, che otterrebbe il 22,2. Il partito del presidente destituito Carles Puigdemont, Junts per Catalunya, si attesterebbe al 17,7 per cento, mentre il Partit dels Socialistes de Catalunya al 15,3 per cento. Per quanto riguarda le altre forze in campo, Em Comú - Podem (la componente catalana di Podemos, sostenuta dal sindaco di Barcellona, Ada Colau) sarebbe all’8 per cento, la sinistra radicale della Candidatura d’Unitat Popular al 6,2 e il Partido Popular al 5,5. Le ipotesi di maggioranza sono principalmente due. La prima sarebbe una riedizione della maggioranza indipendentista formata da Esquerra Republicana, Junts per Catalunya e Candidatura d’Unitat Popular, che arriverebbe esattamente a 68 seggi. La seconda sarebbe una coalizione formata da Ciudadanos, socialisti e popolari che arriverebbe a 58 seggi e sfiorerebbe la maggioranza solo con l’appoggio di Podemos. Il ricorso al voto è stata una delle misure disposte circa due mesi fa dal governo di Mariano Rajoy in seguito alle tensioni suscitate dal referendum indipendentista del primo ottobre e dalla successiva dichiarazione di indipendenza, che venne firmata e poi sospesa dal presidente catalano Carles Puigdemont.

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20 maggio 2019

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