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Castiglione, il cinese italiano

· Pittore, architetto e ingegnere, il gesuita milanese dedicò la vita alla missione nel Celeste impero ·

Castiglione nacque a Milano il 19 luglio 1688 e morì a Pechino il 16 luglio 1766. Artista poliedrico, fu attivo in Italia, Portogallo e soprattutto Cina. A 19 anni entrò nella Compagnia di Gesù e a 27 anni raggiunse la corte di Pechino, da dove non si allontanò fino alla sua morte, 51 anni dopo. Servì, con grande talento artistico, tre imperatori della dinastia Qing. Produsse un nuovo stile artistico, unendo lo stile occidentale alla tecnica e ai temi pittorici cinesi. È sepolto nel cimitero di Zhalan (oggi sede della scuola del partito comunista) accanto alla tomba di Matteo Ricci e di altri grandi missionari gesuiti.

Giuseppe Castiglione, «Paesaggio con cavalli» (particolare)

Giuseppe Castiglione è il più grande artista straniero che abbia mai servito presso la corte di Pechino; l’unico artista non cinese, con il nome cinese di Lang Shining, incluso nelle collezioni imperiali e nella grande Storia della pittura cinese di Peng Yuncan. La gran parte delle opere di Castiglione sono conservate nei musei di Pechino e di Taipei. La sua pittura, originale e straordinariamente bella, continua ad affascinare il pubblico cinese e internazionale. I suoi dipinti sono riprodotti in oltre quaranta francobolli cinesi. Nel 2015 un docufilm dedicato a Castiglione è stato in visto in Cina da 400 milioni di spettatori.

Un artista gesuita nella città proibita

I grandi dipinti di Castiglione, tra cui il celeberrimo e imponente Rotolo dei cento cavalli, hanno un valore inestimabile. Numerosi piccoli dipinti, sottratti nell’assalto al palazzo d’Estate del 1860 (torneremo su questo episodio), sono in possesso di privati, e sono ora pezzi pregiati delle aste di Hong Kong. Nel 2015 un ritratto su tela di Chunhui, consorte dell’imperatore Qianlong, è stato battuto all’asta di Sotheby per 15 milioni di euro, il più alto prezzo mai pagato per un dipinto imperiale cinese. Nel giugno 2016 un dipinto di Castiglione, intitolato Gli 80 cavalli, è stato battuto, sempre a Hong Kong, per 13 milioni e mezzo di euro.

Castiglione portò in Cina tecniche pittoriche non ancora conosciute: la prospettiva lineare e geometrica, la plasticità tridimensionale dei corpi (che esprimono profondità e realismo), il chiaroscuro e le luci, l’uso dei colori a olio e degli smalti, la ritrattistica. Interagendo con gli artisti locali, imparò a utilizzare il pennello cinese per dipingere i temi classici della tradizione: fiori, pesci, uccelli, aquile e falchi, cani e cavalli, tanti cavalli. Pittore prediletto dall’imperatore Qianlong, lo dipinse applicando la rigida etichetta della ritrattistica imperiale. Dipinse anche concubine, cavalieri, e scene di vita di corte, cerimonie, cacce e guerre imperiali.

Castiglione era anche architetto e ingegnere. Progettò palazzi e fontane con sofisticati giochi d’acqua presso il Palazzo imperiale d’Estate (Yuanming Yuan) distrutto dalle truppe franco-inglesi nel corso della guerra dell’oppio (1860). Le rovine ricordano, ancora oggi, lo scempio compiuto dall’imperialismo in Cina. A quel capolavoro aveva dato un contributo essenziale il fratello gesuita Giuseppe Castiglione.

Castiglione trasmise il suo insegnamento a giovani apprendisti, creando la possibilità a due mondi lontani per storia artistica, di incontrarsi nella pratica dell’arte. L’artista missionario lavorò nella Città proibita soprattutto sotto Qianlong, che rimase sul trono per oltre sessant’anni. Fu costui che impiegò più di ogni altro le eccezionali qualità del fratello gesuita, ricompensandolo con l’elevazione alla dignità di mandarino (alla quale Castiglione tentò inutilmente di sottrarsi).

Il mandarino gesuita Giuseppe Castiglione era stato una giovane promessa della pittura milanese. Studiò con Carlo Cornara e fu influenzato dal pittore gesuita trentino Andrea Pozzo. Entrò diciannovenne nella Compagnia di Gesù come fratello professo. Studiò a Genova, da dove si candidò come missionario artista in Cina. Lungo il viaggio verso la Cina, contribuì ai murales nelle chiese gesuitiche di Coimbra (Portogallo) e di Macao. Raggiunta Pechino il 22 dicembre 1715, vi rimarrà per cinquant’anni, servendo tre fra i più potenti imperatori nella storia della Cina: Kangxi (1662-1722), Yongzheng (1723-1735) e Qianlong (1735-1796).

L’arte salva il cristianesimo in Cina

Giuseppe Castiglione arrivò a corte in un momento di gravi tensioni a causa della controversia dei riti cinesi. Castiglione ne fu coinvolto solo marginalmente, ma l’esito disastroso della controversia ebbe un impatto devastante sulla sua vita, come quella dei missionari artisti alla corte degli imperatori.

La sua firma, insieme a quella di altri 15 missionari, si trova in fondo a un importante documento della controversia, il Manifesto rosso, dell’ottobre 1716. Si tratta di un appello, in lingua mancese, cinese e latina, dell’imperatore Kangxi a Papa Clemente xi. È in assoluto il primo documento inviato dalla suprema autorità cinese al romano Pontefice.

Nel 1742, Benedetto XIV condannò solennemente i riti, ponendo fine non solo alla controversia, ma anche alla missione come iniziata da Matteo Ricci, basata sul metodo dell’accomodamento. Le attività religiose furono soppresse e la vita cristiana sopravvisse solo clandestinamente. I missionari stranieri furono espulsi; alcuni rimasero nel Paese illegalmente. Solo pochi missionari-scienziati furono autorizzati a servire alla corte imperiale di Pechino, tra i quali Giuseppe Castiglione, considerato un artista indispensabile alla corte della dinastia Qing.

Yongzheng e Qianlong, successori di Kangxi, non tollerarono le dispute tra i missionari, decretando la proscrizione del cattolicesimo e l’espulsione dei missionari. I pochi missionari scienziati e artisti a cui fu permesso di restare a corte, tra i quali Castiglione, furono costretti a una vita di duro lavoro difficile da sopportare. E ciò nonostante che Qianlong stimasse Castiglione, e lo abbia anche onorato. Castiglione e i suoi compagni si sottomisero alle fatiche, e talvolta anche angherie, per mantenere in vita le ultime e piccole speranze di sopravvivenza del cristianesimo in Cina. L’arte ha salvato il cristianesimo in Cina.

Le immagini, vie di evangelizzazione

Grazie a Giuseppe Castiglione e altri compagni artisti, l’incontro tra le scuole artistiche europea e cinese, alla corte di Pechino di 250 anni fa, produsse un affascinante risultato interculturale. Oltre al più grande di loro, Castiglione, che fu non solo pittore, ma anche incisore, architetto e ingegnere, meritano di essere menzionati anche Jean-Denis Attiret, Ignatius Sichelbart, Jean-Damascène Sallusti, Giuseppe Panzi e Louis Antoine de Poirot.

L’artista milanese dedicò la sua vita a creare immagini, rispondendo a una visione teologica missionaria e gesuitica. Se l’essenziale è invisibile agli occhi, le immagini hanno il potere di rendere visibile ciò che è invisibile. Esprimono la stessa logica dell’incarnazione: Ciò che è invisibile, si è fatto visibile per noi attraverso Gesù, immagine di Dio invisibile.

Le immagini hanno un potere immediato: contano più dei libri, parlano a tutti. La diffusione delle immagini stampate a partire dal sedicesimo secolo le rese un bene fruibile a tutti. Furono una prima forma di globalizzazione della comunicazione e dell’evangelizzazione. Nel romanzo I mercanti di stampe proibite (Paolo Malaguti, Santi Quaranta 2013), il gesuita Montanari spiega il potere delle immagini: «Ogni guerra va combattuta con le armi che le sono proprie (…) Noi non possediamo picche e archibugi, non ammazziamo le persone. Ma abbiamo i nostri strumenti. Essi sono le immagini e i libri».

I gesuiti furono i primi a moltiplicare la produzione di immagini, facendone uno strumento di evangelizzazione in tutti i continenti del mondo. Nel XVI e XVII secolo, nelle Americhe, in Giappone e in Cina, i missionari della Compagnia di Gesù comunicavano la fede innanzitutto con la stampa e la diffusione di immagini.

Nell’apostolato dei gesuiti, le immagini avevano un primato sul testo scritto, che era funzionale alla fruizione delle stesse. Quest’ultime infatti, agendo sulla ricettività dei sensi, producono emozioni del cuore e mozioni della volontà che altre forme di comunicazione non possono pareggiare. Creando mondi immaginativi nuovi, le immagini hanno il potere di condurre la persona fuori dal proprio mondo, rendendo possibile un’uscita da sé, in uno spazio immaginativo che conduce all’incontro con l’Altro. Era questa la preziosa lezione di Ignazio di Loyola con l’esercizio della “composizione di luogo”.

L’adozione di immagini sacre e la confidenza nel loro potere immaginifico, evocativo, persuasivo e persino taumaturgico, furono in assoluto una delle più innovative caratteristiche dell’attività missionaria dei gesuiti in Cina. Matteo Ricci scrisse che esse contano più dei libri perché parlano con immediatezza a tutti. Lo stesso Ricci, e i suoi successori, chiesero con insistenza che venissero inviati loro libri illustrati, immagini e uomini in grado di crearne. La vocazione di Castiglione nacque dalla risposta a questo appello.

di Gianni Criveller

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14 novembre 2019

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