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Caso unico al mondo

· La Corea e la sua Chiesa aspettano Papa Francesco ·

"La Chiesa in Corea nacque e si sviluppò sotto l’iniziativa del laicato, e passarono molti anni prima che un clero stabile fosse presente nel territorio. Ciononostante la predicazione del Vangelo è continuata e le comunità hanno prosperato pur subendo brutali persecuzioni.

Particolare del santuario di Jeoldusan

Molto prima del concilio Vaticano II e del decreto sull’apostolato della laicità, Apostolicam actuositatem (1965), in Corea già si metteva in pratica un’idea di apostolato laicale. Questo rende la Chiesa coreana un caso unico al mondo": così scrive il cardinale arcivescovo di Seoul, Andrew Yeom Soo-jung, nell'introduzione al volume Cristiani in Corea del nostro collaboratore Cristian Martini Grimaldi (Padova, Messaggero, 2014, pagine 112, euro 12). Il volume raccoglie una serie di reportage (in parte anticipati sul nostro giornale e poi rielaborati) realizzati negli ultimi due anni in Corea del Sud.

"La visita di Papa Francesco è di grande significato per il popolo coreano – prosegue il cardinale – Sia la Conferenza episcopale coreana sia il governo hanno cercato di invitare il Papa in Corea perché crediamo che la sua visita non sia solo un’occasione speciale per rinsaldare lo spirito di unità della nostra Chiesa, ma è una grande opportunità per rinnovare tutto il nostro Paese. Crediamo che non sarà solo fonte di gioia per i fedeli cattolici, ma anche una festa nazionale attraverso la quale tutte le persone possono condividere una nuova speranza. La Conferenza episcopale ha istituito un comitato di preparazione della visita papale. Lo stesso governo ha costituito un team per cooperare con la Chiesa. Eppure la preparazione più importante non è nelle manifestazioni e nelle decorazioni esterne, ma è una riforma interna".

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