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​Casaroli
il grande tessitore

· Biografia per immagini del diplomatico dell’Ostpolitik ·

Pubblichiamo la presentazione del cardinale segretario di Stato al libro Agostino Casaroli appassionato tessitore di rapporti di pace. Una biografia per immagini (1904-1994) con documenti inediti in appendice (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 290, euro 36), prefazione di Roberto Morozzo della Rocca e postfazione di Andrea Riccardi.

21-25 agosto 1968; in Colombia  durante il viaggio apostolico di Paolo VI

Della persona e dell'opera del cardinale Agostino Casaroli, a cento anni dalla nascita (1914) e a circa venti anni dalla morte (1998), la Chiesa conserva grata memoria. Per «la testimonianza delle sue virtù umane cristiane, sacerdotali», ebbe a rilevare san Giovanni Paolo ii nell'omelia per le esequie del suo già segretario di Stato, «egli resta per noi indimenticabile ».

Entrato nei libri di storia per l'intensa attività diplomatica, segnata dal costante impegno a favore della libertà della Chiesa, dei diritti umani fondamentali e della giustizia sociale, ha saputo alimentare alla carità la sua «grande diplomazia che ha dato tanti frutti alla Chiesa», come di lui fece memoria ai suoi fedeli, nella cattedrale di Buenos Aires, l'arcivescovo Jorge Mario Bergoglio (settembre 2008). La cura per le rilevanti e delicate questioni relative ai rapporti internazionali e alle situazioni della Chiesa, specialmente nei paesi a regime comunista, fin dal 1943 ha saputo associarli ad un costante servizio pastorale a favore dei ragazzi del carcere minorile di Casal del Marmo, che andò a trovare ancora pochi giorni prima della morte: loro erano i "suoi ragazzi"; lui è rimasto per loro "don Agostino", anche da cardinale segretario di Stato. Alla salus animarum ha sempre ispirato la sua azione, preoccupato di individuare tutte le vie offerte dal diritto e dalle relazioni personali che ha saputo tessere, in modo da salvaguardare dai rischi di scristianizzazione singoli fedeli e comunità ecclesiali.

Sottosegretario agli Affari Ecclesiastici Straordinari dal 1961, Giovanni xxiii gli affida le prime missioni di quella che si chiamerà l'Ostpolitík vaticana. E l'opera della sua vita.

Si tratta di alleviare le condizioni della Chiesa cattolica nei Paesi dell'Est comunista. È una preoccupazione pastorale, che passa per contatti diplomatici e politici in senso lato, poiché i regimi dell'Est non intendono altro linguaggio. Nella pubblicistica la si dirà Ostpolitik, per analogia con la politica di Willy Brandt, cancelliere della Repubblica Federale di Germania (1969-1974). Era tuttavia differente concetto. La si sarebbe potuta chiamare Ostpastoral, come piaceva a Giovanni Paolo I, perché se la politica era il mezzo, la salute del-le anime era il fine.

Quando i risultati dell'Ostpolitik erano scarsi, i negoziati erano ardui e i governi applicavano gli accordi in maniera parziale e infedele, si rendeva nondimeno possibile nominare vescovi, riallacciare contatti con preti e presuli di cui non si aveva più traccia, riprendere forme di comunione attraverso la cortina di ferro, ottenere amnistia e liberazione di ecclesiastici perseguitati. Si era molto lontani dalla libertà religiosa ma il deperimento delle Chiese era rallentato. La Santa Sede non aveva altre risorse che la diplomazia e il diritto, oltre alla fede e alla speranza. Casaroli era consapevole di poter contare solo sulla "forza debole" di cui parla san Pao­lo (ii Corinzi, 12,10).

I negoziati erano intesi a costruire una tutela legale per le comunità cattoliche e i singoli fedeli. Casaroli sapeva che nella logica totalitaria dei regimi il fine giustificava i mezzi. Notava, tuttavia, come eventuali accordi, una volta di pubblico dominio, non potevano essere violati senza suscitare comunque una riprovazione dell'opinione internazionale nei confronti dei governanti e una loro perdita di prestigio e di legittimità anche all'interno.

di Pietro Parolin

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17 settembre 2019

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