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Casa tra le case

· Gli sviluppi dell’architettura liturgica in Italia dopo il concilio Vaticano II ·

Poche questioni come quella dell’architettura liturgica sono capaci di generare tanta animosità fra le varie sensibilità dei credenti, ma anche fra gli alterni «interessi per il sacro» dei non credenti. Specialmente quando dalla retorica dei convegni si passa all’universale concreto del progetto in opera. Quando una chiesa è fatta sia avvia il fatale conflitto delle interpretazioni. Con molte pretese ragioni di merito. Ma con ancora più ingombranti pulsioni emotive. Qualche volta esse sono il sostegno di argomenti che vanno in cerca della loro intelligenza e della loro efficacia. Molto spesso sono solo il veicolo di una emotività primaria a cui si alimentano puntualmente le ideologie sul campo. Negli ultimi vent’anni in particolare gli animi si sono di nuovo scaldati, le posizioni in qualche modo irrigidite, i giudizi affilati come lame capaci di spaccare il capello. Il folklore postmoderno dello stile internazionale ha introdotto il tema della grande architettura d’autore che quando frequenta la questione liturgica (o, come preferisce dire, «il sacro») alimenta — puntuali come il panettone a Natale — le sue brave discussioni, produce il solito dibattito fra la creatività dei tecnici e il «bisogno di mistero» dei praticanti, chiama in causa — invocata ancora una volta come un esercito di angeli sterminatori — la legione di cliché messi sul campo a difendere la pigrizia mentale di obiezioni fin troppo elementari.

La passionalità che continua a conturbare questi temi resta dunque alta. Sembrerebbe senza riuscire a essere refrigerata dall’abbondante deposito di studio ormai a disposizione della materia. Dai primi decenni del Novecento, dagli anni di Guardini e di Schwartz, di padre Couturier e di Le Corbusier, di padre Regamey e de L’Art Sacré, quest’area di interesse e di azione che risulta dall’intersezione fra le competenze dell’estetica (in tutte le sue discipline) e i bisogni della liturgia (in tutte le sue forme) ha visto accrescere il proprio volume di ricerca, dibattiti, convegni, studi, progetti, documenti, facendo sorgere una vera e propria disciplina, sconosciuta ai più (anche preti e architetti), eppure in incognita fibrillazione. Tuttavia proprio questa crescita esponenziale di una ricerca attorno al tema — che si è particolarmente intensificata negli ultimi venti trent’anni — mette in evidenza la crisi che attraversa la questione. Se ne parla molto perché i problemi restano abbondantemente irrisolti.

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21 settembre 2019

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