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Una casa
per chi non ha tetto

· Secours catholique lancia un’agenzia immobiliare sociale ·

«Entro la fine dell’anno non voglio più nessuno per strada»: parole, queste, pronunciate nel luglio scorso dal presidente francese Emmanuel Macron, in occasione di un lungo discorso sull’accoglienza dei migranti, a Orléans, presentando come sua «prima battaglia un alloggio dignitoso per tutti». Una promessa che non coincide con i dati pubblicati in questi ultimi giorni dalla Federazione degli attori di solidarietà (Fas), che rivelano che molte richieste di alloggio al 115 — il numero che possono chiamare i senzatetto in cerca di una soluzione di emergenza — non hanno trovato una risposta positiva.

A fine novembre, Jacques Mézard, ministro della coesione dei territori, aveva annunciato l’apertura di circa novemila posti nell’ambito del piano invernale, cioè mille in meno rispetto all’anno precedente. In altre parole, dopo la promessa di Macron, non si è verificato uno sforzo ulteriore da parte del governo. «Bisognerebbe che i ministri incaricati dell’alloggio rassegnassero le dimissioni perché hanno fallito nella missione che gli era stata affidata dal presidente», ha subito commentato il portavoce del «Droit au logement», Jean-Baptiste Eyraud. Lo stato «deve intervenire assumendosi le sue responsabilità e deve essere assecondato dalle città e dai comuni con la messa a disposizione di locali e personale, insieme alle associazioni caritative con i volontari», ha ribadito dal canto suo Véronique Fayet, presidente di Secours catholique - Caritas Francia, al microfono di Europe 1. A suo avviso, «bisogna decongestionare il sistema di accoglienza di emergenza, alleggerendolo delle persone che dovrebbero stare altrove, come i richiedenti asilo, che possono trovare rifugio negli appositi centri a loro disposizione e hanno poi diritto a una sistemazione definitiva».

Sull’alloggio di emergenza si è già fatto tanto, il problema oggi è piuttosto come uscirne: questo è il punto che Véronique Fayet desidera sottolineare, un obiettivo che va al di là dell’auspicio espresso da Macron a Orléans, di una soluzione di emergenza ovunque. Secondo la responsabile, «bisogna andare alla ricerca di appartamenti liberi — spesso di piccola entità — e creare le condizioni favorevoli per convincere i proprietari a dare in affitto quei beni disponibili rimasti sfitti per paura di insolvibilità da parte dell’affittuario». Il Secours catholique ha previsto una iniziativa concreta in tal senso, attraverso la creazione di un’agenzia immobiliare sociale, che sarà operativa nel 2018. Tutto è pronto, si è congratulata Fayet, mancano ancora alcune autorizzazioni e l’ottenimento dei contributi statali previsti a questo scopo.

«L’obiettivo — ha proseguito il presidente di Secours catholique — è di individuare gli alloggi disponibili, convincere i proprietari ad affittare con la certezza di un canone e una gestione da noi interamente garantiti. Questo dispositivo è previsto naturalmente nel caso di canoni contenuti». Inoltre, l’organizzazione caritativa ha chiesto ai suoi volontari di garantire un «accompagnamento fraterno e costante», perché «non basta dare le chiavi di casa; bisogna far sì che le persone si sentano a loro agio nell’appartamento».

Purtroppo all’emergenza abitazione, si aggiunge in inverno il problema dell’alimentazione. Per questo, a dicembre, come ogni anno, il Secours catholique ha invitato seicento persone (famiglie o persone isolate) a festeggiare il Natale durante una crociera lungo la Senna. Con una buona notizia, che viene dall’altra parte delle Alpi: lo chef italiano Massimo Bottura, tre stelle Michelin, dovrebbe aprire un refettorio per i senza fissa dimora e persone in difficoltà in una cantina della chiesa della Madeleine, nel cuore della capitale. Finora, per oltre quarant’anni, il cosiddetto Foyer de la Madeleine ha servito pasti a 9 euro nella cripta della chiesa. Ma con la crisi attuale la gente si può permettere di pagare solo un euro e Bottura sta cercando di realizzare il suo sogno con l’ong «Food for Soul» che combatte contro lo spreco di cibo, sul modello di quanto realizzato nel 2015 a Milano. Se tutto andrà bene, già a marzo si serviranno circa novanta cene a sera. Una cucina di alta qualità, realizzata da chef che cucineranno ingredienti invenduti e destinati a finire, anche se non subito, nell’immondizia.

di Charles de Pechpeyrou

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18 ottobre 2018

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